Che cosa ha detto Nanni Moretti sul Pd a ‘Che tempo che fa’

Focus

Il regista intervista da Fabio Fazio: “Sono fedele al Pd e mi incavolo quando non fa il suo lavoro”. Orfini: “Sullo Ius Soli ha ragione”

E’ tornato in tv per parlare del suo nuovo film- documentario Santiago, Italia e ha dato una bella strigliata anche al Pd di cui è da sempre sostenitore. Parlando di immigrazione, Nanni Moretti, ha voluto puntualizzare quale fosse stato l’erroe del Pd negli anni di governo: “E’ stato molto brutto vedere negli anni scorsi il Pd non fare quella battaglia giusta di civiltà e umanità sulla cittadinanza. Ovvero per dare la cittadinanza italiana a bambini nati in Italia o che hanno fatto 5 anni di studi, il cosiddetto ‘Ius Soli temperato’ o ‘Ius Culturae’. Spesso sono bambini a tutti gli effetti italiani, che parlano i vari dialetti del nostro Paese. Ma non gli è stata data identità. Quella è stata una battaglia non fatta ed è stato veramente un errore per me vergognoso e incomprensibile. Perché mi accaloro tanto? Perché siccome sono uno dei pochi elettori rimasti fedeli al PD, allora mi incazzo quando non fa il suo lavoro. Il fatto non è che non sia stato abbastanza di sinistra: sì, anche questo. Ma non solo: non sono stati capaci di spiegare e raccontare a noi italiani che una cosa erano gli sbarchi dei migranti e tutta un’altra cosa era la riforma della cittadinanza, che serviva a dare un’identità a bambini italiani che ora sono senza”.
Una critica che ha sollevato polemiche e dibattito. Uno dei primi a rispondergli è stato Paolo Gentiloni che, dalla pagine di Repubblica ha detto: “Certo, è stata una sconfitta, ma in Parlamento le leggi si approvano se ci sono i voti. E poi, quanto al compito dei progressisti: tu riesci ad accogliere e a integrare se hai numeri gestibili e se sei capace di capire e indirizzare positivamente le paure di cui parliamo. Se invece fai finta che tutti quelli che considerano la presenza di migranti o religioni diverse come una minaccia siano dei trogloditi minoritari, allora auguri”. A dargli ragione anche Matteo Orfini: “In quel periodo Renzi si era dimesso, il congresso era in corso ed io ero reggente, come adesso. Incontrai le associazioni che chiedevano l’approvazione della legge, incontrai tanti nuovi italiani che chiedevano giustamente il riconoscimento dei loro diritti. Assunsi con loro l’impegno a fare di tutto perché quella legge vedesse la luce”, scrive su Facebook. “Chiesi pubblicamente e privatamente al nostro governo di mettere la fiducia. Il governo fece una scelta diversa: i centristi di Alfano avevano spiegato che non avrebbero votato la fiducia e che qualora fossimo andati avanti il governo sarebbe caduto. E così lo Ius Soli non si è fatto”. “Penso abbia ragione Moretti, è stato un grandissimo errore. Certo, il rischio era alto. Ma in una legislatura politicamente terminata col referendum del 4 dicembre, cosa sarebbe cambiato governare qualche mese in meno? Il governo è strumento, non fine. E a volte occorre rischiare, come facemmo con le unioni civili. Per me quella resta una ferita aperta e ne sento la responsabilità: ero io a dirigere il Pd e non ho avuto la forza di imporre una linea più coraggiosa al nostro governo”, conclude.

La polemica con Salvini

Parlando della sua ultima fatica artistica, Moretti ha spigato che non sapeva bene perché stava lavorando a quel film:  “Quando stavo lavorando a questo documentario Santiago, Italia mi sono anche chiesto perché lo stavo facendo. Poi ho capito: perché purtroppo un gran pezzo della società italiana sta andando in direzione opposta rispetto all’accoglienza, alla solidarietà e alla curiosità per gli altri”. nei giorni alla stessa domanda il regista era stato più esplicito accusando propio il ministro dell’Interno che di questa politica è il massimo sostenitore. E il vicepremier non ha aspettato molto per rispondergli, ovviamente attraverso i social, scrivendo:
“È tornato il regista radical-chic e mi affianca a un dittatore sanguinario. Quanta pazienza… Comunque, anche a Nanni inviamo un bacione”.

Vedi anche

Altri articoli