Cosa significa la scoperta di 7 “esopianeti”

Focus

Un annuncio storico che apre nuove possibilità di ricerca

I cacciatori di altri mondi possono essere orgogliosi oggi. Nel corso della conferenza stampa indetta presso il quartier generale della Nasa a Washington, è stata confermata la scoperta di sette pianeti di dimensioni vicine a quelle terrestri, che orbitano intorno alla stella nana, TRAPPIST-1, alla distanza di (soli) 39,5 anni luce dal nostro sistema solare.

Esopianeti, li chiamano gli astrofisici, pianeti extrasolari, che ruotano attorno ad altre stelle. Il database della NASA ne segnala 3449 confermati, più qualche altro migliaio di candidati, per i quali cioè sono necessarie altre conferme.

E tra i primi, ben 348 sono definiti esopianeti terrestri, tra cui potrebbero essercene alcuni simili a quelli su cui Matthew Mc Conaughey e Anne Hathaway tentavano di atterrare in Interstellar.

Di dimensioni simili alla Terra, collocati nella cosiddetta fascia di abitabilità di una stella, cioè a una distanza adeguata dal proprio sole perché esistano condizioni fisiche compatibili con la presenza di acqua liquida in superficie, nell’ipotesi che sia presente anche un’atmosfera come sulla Terra. Uno dei presupposti per la vita, l’acqua, anche se non ancora abbastanza per far pensare a delle Terre potenziali.

“Almeno tre dei pianeti del sistema di TRAPPIST-1 promettono bene” ha dichiarato nel corso della conferenza stampa Michael Gillon, l’astronomo dell’Università di Liegi, in Belgio, che guida da anni le ricerche sul sistema di TRAPPIST-1. I pianeti denominati per ora con semplici lettere alfabetiche (TRAPPIST-1 e, f, g ) sono nella fascia di abitabilità, compatibili con la presenza di acqua liquida superficiale. Anche se Nikole Lewis, astronoma dello Space Telescope Science Institute a Baltimora, ha precisato che per ora non ci sono conferme della presenza di acqua.

L’entusiasmo dei ricercatori per questa scoperta ha sottolineato Sara Seager, planetologa al Massachusetts Institute of Technology a Cambridge “sta nel così alto numero di pianeti di dimensioni paragonabili a quelle della Terra”.

Avere tanti pianeti di massa simile (da 0,4 a 1,4 masse terrestri) è come avere un laboratorio ideale per studiare l’evoluzione planetaria. Come scrive la rivista Nature, infatti, anche la Terra e Venere erano inizialmente molto simili e si sono evoluti uno nella nostra casa e l’altro in un pianeta inabitabile.

Nessuno degli esopianeti di TRAPPIST-1 è per ora una Terra alternativa. Il prossimo passo sarà studiarne l’atmosfera e la temperatura superficiale. “Molte attese –ha affermato Seager – sono riposte nel telescopio spaziale James Webb” che verrà lanciato nel 2018.

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