Cosa vale la pena di essere insegnato

Focus

La triste vicenda legata alla collega Rosellina Dell’Aria, frutto di zelanti tecnici e furbi politicanti, ha avuto il pregio di puntare fari in zone d’ombra e dare sostanza a quest’affermazione

“Che cosa vale la pena essere insegnato?” scriveva Reboul. “Ciò che libera e ciò che unisce”, rispondeva. E’ una frase che cito spesso.

La triste vicenda legata alla collega Rosellina Dell’Aria, frutto di zelanti tecnici e furbi politicanti, ha avuto il pregio di puntare fari in zone d’ombra e dare sostanza a quell’affermazione. Il faro innanzitutto sul lavoro potente e artigianale che si compie nelle classi per liberare le menti e unire futuri cittadini intorno a saperi, certo, a valori, certo, ma soprattutto a esercizio di libertà e pensiero. Il faro sui misfatti grossolani di un governo che esprime personalità mediocri quanto pericolose, a partire dall’iniziale grido di sdegno mal riposto della sottosegretaria Borgonzoni nei riguardi di una docente colta, mite, laboriosa, proprio lei, la Borgonzoni, quella che si vanta di non leggere libri. Quella che Salvini ha nominato sottosegretaria alla Cultura, con quella contraddizione continua tra buon senso millantato e di contro beffa delle istituzioni, come delirio di onnipotenza, tratto distintivo del suo essere e agire la politica.

Il faro sulle libertà costituzionali sostanziali e non formali, l’articolo 21, le libertà del cittadino, l’articolo 33, la Costituzione tutta, quando finisce di essere enunciato astratto e diventa bussola di vita e di azione individuale e collettiva. “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.” “ Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

Quella classe, quella docente, quegli studenti e, inconsapevolmente la rozza sottosegretaria e la filiera di zelanti col capo chino che si son trovati subito pronti a dare conto con provvedimenti allo sdegno di fronte alla libertà hanno finito col creare una dimostrazione perfetta, utile all’Italia intera, per raccontare a tutti noi cosa voglia significare la nostra Carta e cosa rappresenta quotidianamente quella successione di articoli, parole e indicazioni. Una lezione per chi cresce e per chi, adulto, non è mai cresciuto.

Ciò che libera e ciò che unisce. Eravamo per strada ieri, dopo un passaparola veloce per manifestare pubblicamente la solidarietà alla collega, sostenuti dai sindacato, corpo intermedio fondamentale e da rilanciare, eravamo per strada davanti la sua Scuola. Eravamo colleghi di Palermo, studenti, genitori. Ciò che libera e ciò che unisce. A parlare d libertà, di scuola e di politica. Non venga adesso un altro solito zelante a dire che non si fa politica a scuola. La scuola è fatta per educare cittadini e cittadine all’esercizio della cittadinanza, cioè il corpo unitario di conoscenze, di valori condivisi, di competenze, che rende possibile un vivere sano e civile e dunque permette l’azione politica che è pensiero, plurale, libero, inclusivo e opinione consapevole di sè nel mondo. Il lavoro di un insegnante è il lavoro politico  democratico per eccellenza, come la democrazia libera e unisce, media, modera, libera ma delimita gli arbitri e non si ferma con il suonare della campanella.

Eravamo lì ieri in piazza tutti con questi pensieri, preoccupati per quel che accade, qua non si tratta di essere con uno o con un altro partito, qua si tratta di rimettere in chiaro diritti e doveri a chi li sta mettendo in forse. Arrivando a mandare la Digos nelle classi, a interrogare studenti, a sospendere velocemente una docente della Scuola italiana, tutti fatti uno più grave dell’altro. E di come parlano da sole le posture della democrazia e della vera forza: cautela, riflessione, tono basso contro a queste follie di azioni e parole veloci, mutevoli, contradditorie. Da un lato gli atti e le parole scomposte, dall’altra la figura di Rossella Dell’Aria, la passione tanto più potente quanto più pacata, la forza della Scuola della Repubblica.

Qualcuno ha capito di aver pestato cuori e legge e che la vicenda è diventata un boomerang, ma non se ne esce andando a trovare la collega promettendole di riammetterla in classe e di annullare un provvedimento incauto e dal profilo anticostituzionale. Salvini il 23 maggio viene a Palermo per l’anniversario della strage di Capaci e annuncia di voler parlare con la docente e i suoi studenti e si augura che torni presto in classe?

Questa volta il trasformismo veloce di chi ci governa non funzionerà, quella ferita è stata inferta dalla sua parte, chiamiamola incompetenza, sprovvedutezza, sciatteria politica e amministrativa, qualunque cosa sia stato è tutto gravissimo e parte da una modalità crescente di sprezzo, prepotenza, toni non adeguati alle istituzioni, arriva a toccare diritti inviolabili.

Anche perché sta serpeggiando un’altra domanda ancora più preoccupata: chi è il ministro dell’Istruzione in Italia?  A chi rispondono i funzionari dei nostri uffici scolastici? Al ministro degli Interni e ai suoi accoliti o alla legge e alla Costituzione? Questo fare e disfare a seconda di come girano il vento e la pancia del Paese spaventa e preoccupa attimo dopo attimo. No, non si tratta di essere in un partito piuttosto che in un altro.

C’è che la nostra Carta è ferma, limpida, libera e unisce sempre in un momento in cui costoro si ostinano a incatenare e dividere. E noi ci siamo. Che cos’è un’insegnante? Che cos’è la Scuola? Che cos’è lo Stato? Ciò che libera e ciò che unisce. Io chiedo a chi legge, unite i puntini, usate il pensiero, trasformatelo in azione silenziosa e democratica, fate politica col voto e il 26 maggio andate a votare. Decidete voi cosa serve oggi per liberare e unire l’Italia.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli