Cos’è il golden power e perché il Governo l’ha autorizzato per Tim

Focus

Oggi l’esecutivo ha deciso di avvalersi della ‘golden power’, un’opzione che consente ai governi di intervenire nell’attività delle società che operano in settori strategici

Oltre al varo della manovra, il consiglio dei ministri di oggi ha deliberato anche sul golden power da far valere nel caso Telecom Italia e Vivendì, la società francese attiva nel campo dei media e delle comunicazioni che detiene il 23,9% delle azioni dell’ex gruppo italiano.

La decisione di oggi rappresenta l’epilogo di una questione che ha avuto particolare risonanza nell’ultimo anno. Lo scorso 18 aprile, infatti, l’Autorità per le Comunicazioni aveva stabilito che Vivendi ha “un’influenza dominante” su Tim e viola pertanto la legge Gasparri, che non consente di gestire una quota del Sic, il Sistema integrato delle Comunicazioni, superiore al 10%. Quota che il gruppo controllato da Vincent Bolloré supera ampiamente, detenendo allo stesso tempo il 28,8% delle azioni e il 29,9% dei diritti di voto di Mediaset.

Vivendi dovrebbe quindi scegliere e abbassare la propria partecipazione in uno dei due colossi italiani. Tuttavia i dettagli del golden power varata oggi non sono ancora noti, anche se, nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ha spiegato che l’approccio del governo sarà “equo ed equilibrato, non punitivo”.

Per capire meglio cosa è accaduto e come il governo intenderà agire è però utile spiegare come mai non si parla più di golden share, ovvero l’azione speciale che dava poteri maggiori al governo rispetto a tutti gli altri azionisti nelle società partecipate, ma di golden power. Il cambio di nome è anche un cambio di sostanza voluto dall’Unione europea e recepito in Italia con il decreto legge 15 marzo 2012, n.21, convertito con legge 11 maggio 2012 n. 56.

La nuova normativa tutela le imprese che operano in settori ritenuti strategici – difesa e sicurezza nazionale – o che svolgono attività di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni, indipendentemente da una partecipazione azionaria dello Stato. In questo senso il golden power, sebbene meno incisivo del golden share, ha un ambito di applicazione più esteso e offre al governo strumenti in caso di rischio concreto che consentono di intervenire nell’attività ordinaria della società e ammettono un veto preventivo sulle acquisizioni solo in via eccezionale e al ricorrere di condizioni particolarmente gravi.

Gli occhi sono puntati in particolare su due società, controllate dal gruppo Telecom Italia, che sono state ritenute d’interesse nazionale. La prima è la Sparkle, che in sostanza gestisce la rete fisica su cui viaggiano i nostri dati telefonici e internet, l’altra è Telsy, una società che opera sempre nel vasto campo della telecomunicazione ma con particolare attenzione al trasferimento di dati crittografati. Non a caso tra i suoi maggiori clienti ci sono numerosi enti governativi, la difesa e le forze di Polizia.

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