“Così non si va avanti”. Il leghista Giorgetti scopre le carte

Focus

Chi prevarrà nelle urne avrà voce in capitolo per misurare i muscoli e decidere eventuali nuovi equilibri

Cosa succederà dopo le europee per il governo gialloverde non lo sa nessuno. Eppure sia Lega che M5s si preparano ai possibili scenari. Di certo Salvini non dice nulla, come del resto Di Maio.

Ma probabilmente Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Salvini lo sa  (e lo dice).

Parlando ai giornalisti della stampa estera ha sintetizzato così la situazione: “Il governo deve evitare di vivere nello stallo, nell’ immobilismo”. “Qualcosa non ha funzionato, mi sembra evidente” dice e denuncia la mancata approvazione dell’autonomia del Nord, per la quale “se il governo non dà una risposta, la vecchia Lega, ma anche quella di Zaia, e tutti quanti noi, ci spazientiamo”. E poi la butta così: “Non si può andare avanti”.

Cinque parole che chiariscono che chi prevarrà nelle urne avrà voce in capitolo per misurare i muscoli e decidere eventuali nuovi equilibri. E se qualcuno avesse dubbi Giorgetti al “Corriere della Sera” profetizza “In giugno verrà la grandine. E i più deboli ed esangui saranno i primi a cadere…”.

In un secondo colloquio con il quotidiano della capitale, il Messaggero, Giorgetti fa la parafrasi “è naturale che queste elezioni serviranno anche a pesarci, a capire il gradimento degli italiani nei confronti dei due partiti di governo. Ed è naturale che se la Lega uscirà dalle urne come primo partito, tanti dossier verranno sbloccati partendo da questo presupposto, di sicuro tenendone conto”.

Insomma l’obiettivo non è un rimpasto. Il sottosegretario leghista a Palazzo Chigi si lascia andare ad uno sfogo: “Così non si può andare avanti, Salvini per sua natura nel Palazzo non ci vorrebbe stare. Ma se arriva il plebiscito credo che dovrà farsi carico dell’onere e dell’onore di rivestire un ruolo superiore rispetto a quello ricoperto oggi”. E viene da pensare – come ricostruisce uin unrestriscena anche Repubblica – che la testa che si vuol far rotolare sia quella del Presidente del Consiglio.

Insomma se qualcuno pensava che lo slittamento a dopo le Europee del famigerato Decreto sicurezza bis, così come quello sulla famiglia fosse una tregua tra i due alleati rivali si sbagliava di grosso. E lo dimostra l’ennesimo scontro, questa volta sul reato di abuso di ufficio che il Carroccio vuole abolire. “Non posso bloccare 8000 sindaci per la paura che uno possa essere indagato – ha affermato Salvini-. Ci sono sindaci che non firmano niente per paura di essere indagati”. “Ho sentito dire che qualcuno vorrebbe abolire il reato di abuso d’ufficio-  ha replicato piccato Di Maio. Io ringrazio tutti i sindaci d’Italia per il lavoro che fanno, ma se qualcuno pensa di poter aiutare qualche Governatore abolendo il reato, allora troverà non un muro, ma un argine da parte del M5s“.

Sul tema è intervenuto con un tweet anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti che sottolinea come il problema non sia l’abuso d’ufficio: “Quello che blocca l’Italia sono Salvini e Di Maio con il loro Governo. Andatevene a casa”

 

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