Cresce la mobilitazione del Pd nelle piazze. E il Fronte repubblicano fa discutere

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Venerdì gli appuntamenti di Roma e Milano. Martina: “Porteremo con noi la Costituzione per difenderla”

Saranno Roma e Milano i centri nevralgici della mobilitazione organizzata dal Partito Democratico in difesa delle istituzioni repubblicane e degli interessi dei cittadini italiani, davanti alla crisi di sistema generata nelle ultime settimane da Lega e Movimento Cinque Stelle. Una crisi sfociata con gli attacchi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e che, col passare dei giorni, sembra contorcersi sempre più su se stessa. Uno stato di caos politico che si è trasformato in caos finanziario, con ripercussioni allarmanti per i cittadini.

Per dire basta a tutto questo, il Pd ha chiamato a raccolta militanti, elettori, associazioni e semplici cittadini. Gli appuntamenti più importanti sono previsti venerdì 1 giugno a piazza Santi Apostoli a Roma (ore 16,30) e a piazza della Scala a Milano (alle ore 18). Per la manifestazione nella Capitale sono previsti oltre quaranta pullman in arrivo da Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Umbria. Oltre, ovviamente, ai dirigenti e al popolo del Pd saranno in piazza anche altre organizzazioni politiche e realtà dell’associazionismo. “Quello che sta avvenendo in queste ore – si legge nella convocazione della manifestazione di Milano – è estraneo alle regole della democrazia: è demagogia, è un modo violento di fare politica, che nasconde la voglia di autoritarismo. Ecco perché serve un segnale forte e chiaro: mobilitiamoci e facciamo sentire la nostra voce”. Ma la mobilitazione non si limita a questi due appuntamenti cardine. In questi giorni e nei giorni a seguire, gli appuntamenti si stanno moltiplicando nei Comuni e nei Municipi di tutta Italia, tutti con lo stesso obiettivo: difendere le istituzioni, la tenuta costituzionale e il futuro degli italiani.

In questo contesto, a livello politico, il Pd prova a riorganizzarsi in vista dell’imminente campagna elettorale, sempre che, con un colpo di coda, non prenda vita l’ennesima proposta di governo politico giallo-verde. Ieri sera, a Otto e Mezzo, Matteo Renzi ha evocato l’idea di un fronte “ampio contro gli sfascisti istituzionali”. Proposta oggi formulata più nel dettaglio da Carlo Calenda, in un’intervista al Corriere della Sera: “Dobbiamo aiutare la costituzione di comitati civici e lanciare una campagna di mobilitazione popolare tra tutti i cittadini che, pur da posizioni diverse, sono uniti nell’obiettivo di difendere la permanenza dell’Italia in Europa e le istituzioni. Bisogna presentarsi con un Fronte repubblicano, un simbolo diverso e una lista unica, coinvolgendo tutte quelle forze della società civile e tutti quei movimenti politici che vogliono unirsi per salvare il Paese dal sovranismo anarcoide di Di Maio e Salvini. La guida c’è già, si chiama Paolo Gentiloni”.

A definire i contorni del progetto è il segretario reggente Maurizio Martina che, a Radio Anch’io, chiarisce: “Il Pd sarebbe la lista fondamentale di questo nuovo schieramento che deve nascere, crescere, raccogliere nuove energie; poi le formule le vedremo. Si può ragionare su tutte le ipotesi utili di lavoro”. Contrari all’adozione di un nuovo simbolo sia Andrea Orlando (“non scomoderei i grafici”) che Francesco Boccia (“il Pd è il simbolo della storia del centrosinistra italiano e dei riformisti”). Nel dibattito è intervenuto anche il fondatore dell’Ulivo Romano Prodi, che in un articolo sul Messaggero ha chiarito che un’eventuale ritorno alle urne sarà “uno scontro tra chi crede nell’euro e chi no”.

 

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