Il j’accuse di Conte a un Salvini sempre più in difficoltà

Focus

Il discorso del premier diventa una gragnuola contro il leader leghista, accusato di irresponsabilità e slealtà. Renzi: “Crisi non sia pagata dalle famiglie”

Un discorso tagliente contro Matteo Salvini, con una vera e propria gragnuola contro il ministro dell’Interno del suo ormai ex governo, accusato senza soluzione di continuità di irresponsabilità, scarso stile istituzionale, tentazioni autoritarie, slealtà, di perseguire interessi personali e di partito e di svariate altre colpe. Questo in sintesi il succo dell’attesissimo discorso del presidente Conte nell’Aula del Senato, che al duro j’accuse contro il leader della Lega ha affiancato la rivendicazione dell’azione di governo, a suo dire fin qui efficace e irresponsabilmente interrotta – praticamente nel meglio – dal gran rifiuto leghista dell’8 agosto.

Il live blog del dibattito al Senato 

Il j’accuse di Conte a Salvini

In un Aula di Palazzo Madama in cui si respirava pubblicava Conte non ha risparmiato praticamente nulla a Salvini – con la sola eccezione di non aver fatto nessun accenno alla vicenda Open Arms, che proprio in queste ore sta toccando vette drammatiche -, e dunque nell’Aula del Senato è risuonata la reprimenda del premier contro il (fin qui) titolare del Viminale, accusato di non aver voluto chiarire la vicenda del Russiagate, o di mettere in discussione il principio di laicità dello Stato ostentando simboli religiosi da un ruolo di governo.

Passaggi platealmente commentati con il volto e con i gesti da Matteo Salvini, che dalla poltrona accanto al premier, dunque in pieno favore di telecamere, ha in pratica diretto le reazioni, i fischi e i rumoreggiamenti dai banchi leghisti.

Un discorso, quello di Giuseppe Conte, al termine del quale il presidente del Consiglio ha annunciato che al termine del dibattito si sarebbe recato al Colle per rassegnare le sue dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica.

Il Salvini confuso

Parole forse inaspettatamente dure, dunque, che devono aver spiazzato il leader leghista, che intervenuto subito dopo il premier – dai banchi della Lega, dove la presidente Casellati l’ha invitato a spostarsi – si è lanciato in un ragionamento che più che un discorso all’Aula, è parso un comizio o se vogliamo un lungo elenco di tweet, per la verità poco efficace e a tratti sconclusionato, a conferma della scarsa lucidità che pare essersi impadronita ormai già da qualche settimana di quello che sembrava un leader invincibile.

E così, tra un parallelo tra Conte e Saviano, un’invocazione al “cuore immacolato di Maria” e un accusa di complotto tra i Cinquestelle e “il partito di Bibbiano”, Salvini ha concluso il discorso con l’offerta, già caduta nel vuoto nei giorni scorsi, di votare con questo governo il taglio dei parlamentari, per poi andare il più velocemente possibile alle urne. Nessun passaggio, manco a parlarne, sui rischi per l’economia di un voto in autunno, e cioè in piena sessione di bilancio.
Insomma Salvini ha confermato l’impressione di aver perso, per il momento, la bussola, e vedremo se riuscirà a recuperarla nei prossimi giorni.

Renzi: “Il Pd darà il suo contributo”

Una mancanza di profondità messa in evidenza anche dall’intervento di Matteo Renzi, chiamato a parlare subito dopo il leader della Lega. L’ex presidente del Consiglio ha affondato il colpo, richiamando uno a uno i disastri prodotti dal governo gialloverde, dall’aumento delle tasse al pil sotto zero, fino a un appassionato richiamo alla vicenda della Open Arms e più in generale al clima di odio innescato nel Paese dalle parole e dalle azioni del ministro dell’Interno. Parole e azioni, ha ricordato Renzi, fin qui appoggiate sia da Conte che dal M5s, a cominciare dal decreto sicurezza bis.

Tuttavia, il senatore di Rignano ha rinnovato l’appello a non precipitarsi verso le urne, per scongiurare l’aumento dell’Iva e per evitare seri danni all’economia, affermando: “Non è un colpo di Stato formare un governo, è un colpo di sole andare al voto ora”.
“Non so se voteremo in futuro un governo insieme, ove questo avvenisse, di questo governo io non ne farò parte in modo orgoglioso”, ha concluso Renzi, aggiungendo: “Siamo felici che oggi finisca l’esperienza del governo populista, ma daremo il nostro contributo affinché a pagare la vostra sciagurata crisi non siano le famiglie ed i consumatori”.

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