Crisi e governo: tutte le date possibili per il voto

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Dopo lo scioglimento delle Camere, la Costituzione e la legge sono chiare: ecco le date più plausibili

Dopo le parole nette con le quali Salvini ha dato il via alla crisi di governo (“elezioni subito”) ci si comincia ad interrogare sul timing di questa difficile fase politica. Quali sono le tappe della crisi che si sta per aprire? Si passerà per un governo tecnico prima di votare? E se si dovesse tornare immediatamente al voto, quali saranno le possibili date?

È chiaro che gli sviluppi della crisi andranno di pari passo con le scelte politiche che faranno i vari partiti. A cominciare dall’esito delle consultazioni del capo dello Stato, che arriveranno solo dopo il passaggio parlamentare in cui si attesterà la fine della maggioranza.

Primo passo, dunque, riaprire entrambe le Camere per verificare la maggioranza: una conferenza dei capigruppo potrebbe essere convocata già a inizio della prossima settimana.

La “parlamentarizzazione” della crisi

E’ al Senato, però, che il presidente del Consiglio dovrebbe presentarsi per verificare la fine della sua maggioranza, secondo quanto riportano alcune agenzie di stampa. Circolano già delle possibili date: non prima del 20 agosto la convocazione dell’Aula, sia per dare i tempi tecnici necessari per la riapertura anticipata del Senato, sia per consentire ai senatori ormai in ferie di rientrare a Roma.

Le ipotetiche date una volta sciolto il Parlamento

Dopo lo scioglimento delle Camere, la Costituzione e la legge sono chiare: il Consiglio dei ministri si riunisce per approvare lo schema del decreto del Presidente della Repubblica con il quale sarà fissata la data delle elezioni. Le elezioni cadranno non oltre i 70 giorni dallo scioglimento delle Camere precedenti e non prima di 45 giorni dalla data di pubblicazione del decreto che fissa le elezioni. Di conseguenza la crisi del governo Conte, se terminasse nello scioglimento delle Camere, consentirebbe il voto non prima del mese di ottobre.

La finestra di settembre si è chiusa definitivamente con luglio. E veniamo alle date possibili.

  • La prima è quella di domenica 13 ottobre: se lo scioglimento intervenisse la settimana prossima, entro ferragosto, il voto potrebbe avvenire in quella data.
  • Il 20 o il 27 ottobre, se invece lo scioglimento arrivasse dopo ferragosto (ovvero tra il 20 e il 22 di questo mese).
  • Primo di dicembre. La terza ipotesi è nel caso in cui la crisi venisse formalizzata entro il 27-28 di settembre. A quel punto si andrebbe al voto a inizio dicembre. Troppo tardi per la Legge di Bilancio? Vedremo.

Il vero punto che potrebbe complicare le cose, infatti, è chiaramente la manovra economica, con cui si andrebbero ad incrociare le nuove elezioni e la formazione del nuovo governo.

Va ricordato, infatti, che entro il 15 ottobre l’Italia – come tutti i membri dell’Ue – deve inviare a Bruxelles i documenti programmatici di bilancio. Il 20 ottobre il governo dovrà presentare e approvare in Cdm il disegno di legge della Legge di Bilancio. La sessione di bilancio non può certo impedire il voto politico e forse, a quel punto, l’esercizio provvisorio diventerebbe un’ipotesi realistica. Chi ne guadagnerebbe sul piano politico? Far quadrare i conti da tecnici per poi rimetterci mano quando ci sarà un nuovo governo politico potrebbe essere anche  una soluzione gradita al capo della Lega.

Nel frattempo ci sono anche delle tappe da rispettare. Come ad esempio quella del 26 agosto, giorno in cui scade il termine delle candidature alla Commissione europea. L’Italia, va ricordato, ha chiesto il posto per la Concorrenza. Insomma la strada da percorrere è lastricata da diverse incognite. Non resta che attendere.

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