Crisi congelata ma si avvicina l’ora del rimpasto

Focus

Il ministro vuole la testa di Toninelli e Trenta. Zingaretti: “La crisi politica è aperta, l’ esperimento gialloverde è fallito”

Come nuvole cariche di pioggia, e però il temporale non scoppia. Perché la tensione nella maggioranza è altissima ma nessuno vuole assumersi  la responsabilità di una crisi di governo.

E torna in auge una parolina magica della vecchia politica: il rimpasto.

Malgrado le moine di Di Maio, che invita Salvini al confronto, il capo leghista, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, risponde chiedendo la testa dei ministri Toninelli e Trenta: “Con Di Maio mi vedrò sicuramente. Il problema non è lui. Sono inaccettabili i ‘no’ e i blocchi quotidiani di opere e riforme da parte dei 5S. Ieri Toninelli (con centinaia di cantieri fermi) che blocca la Gronda di Genova, che toglierebbe migliaia di auto e di tir dalle strade genovesi; oggi Trenta che propone di mettere in mare altre navi della Marina, rischiando di attrarre nuove partenze e affari per gli scafisti”.

Se non è crisi formale, è crisi politica conclamata. Nel gioco del rimpasto le mosse dei vari attori sono imprevedibili. Per Conte un’altr bella gatta da pelare.

Il cerino della crisi balla dunque  dalle mani di Salvini a quelle di Di Maio ma nessuno vuole scottarsi le dita. Si insultano ma non si rompe.

Ma nell’arroventare il clima certamente il ministro dell’Interno deve valutare se gli conviene andare a una campagna elettorale che verosimilmente sarebbe tutta sul Moscagate, il detonatore della crisi politica, e in un completo isolamento: non sarebbe insomma una chiamata alle armi, una sorta di plebiscito su di lui?

Troppo rischioso. Specie dopo, appunto, l’intrigo russo di cui L’Espresso scrive essere proseguito fino ai nostri giorni; e dopo la sberla di Strasburgo, con la sconfitta al voto sulla von der Leydeen.

Comunque Salvini alza la voce, eccita i suoi, minaccia tutti. “Una sceneggiata napoletana”, la definisce Pierferdinando Casini, che di queste escalation ne ha viste tante. Di Maio punge, Conte anche. E il Pd non molla la presa: “La crisi è di fatto aperta – dice Zingaretti – l’esperimento gialloverde è fallito”.

I dem tengono Salvini sulla graticola, anche se per ora è stata accantonata l’idea di una mozione di sfiducia fortemente caldeggiata dai renziani e non solo. Ma il gruppo dirigente – ha spiegato il segretario – non esclude affatto (“è in campo”) di presentarla dopo il discorso di Conte di mercoledì.

Il Quirinale è ovviamente attentissimo all’involuzione della situazione. 

Molti  osservatori attribuiscono al capo dello Stato la contrarietà a “piani B”. E tenuto conto delle dichiarazioni dei leader dei partiti pare impossibile, se cadesse Conte, un altro governo.

Di certo, Mattarella è arbitro e non un “facitore” di governi. Semmai la vera sua preoccupazione è evitare al Paese il caos prima di una manovra di bilancio che fra l’altro dovrebbe scongiurare l’aumento dell’Iva.

Salvini, da parte sua, continua a prendere il cielo a pugni. Ma rischia di autologorarsi in un gioco senza sbocchi, mentre le ombre di Mosca non svaniscono nel pasticcio gialloverde.

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