“Cucchi fu pestato”. Ilaria chiede le scuse di Salvini

Focus

Il carabiniere Francesco Tedesco ha ricostruito quanto avvenne a Stefano Cucchi e accusa due colleghi del pestaggio

Un nuovo colpo di scena nella vicenda di Stefano Cucchi, il giovane geometra romano deceduto all’ospedale Pertini della Capitale dopo essere stato picchiato e arrestato il 16 ottobre 2009 per detenzione di droga. Ad imprimere la svolta nel processo le parole choc di Francesco Tedesco, uno dei cinque carabinieri attualmente sotto processo che in una denuncia del 20 giugno scorso e in tre interrogatori successivi resi davanti al pm romano Giovanni Musarò, ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa due dei militari a processo per il pestaggio.

“Gli dissi ‘basta, che c…fate, non vi permettete’”. E’ quanto si legge nel verbale di interrogatorio di Tedesco del 9 luglio 2018. Tedesco si rivolgeva ai suoi colleghi carabinieri Di Bernardo e D’Alessandro (anche loro imputati come lui di omicidio preterintenzionale ndr) mentre uno “colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto” e l’altro “gli dava un forte calcio con la punta del piede”. Tedesco ha motivato il suo silenzio parlando di timori di “ritorsioni” e raccontato di essere stato presente al pestaggio, ma di non aver partecipato. Anzi, avrebbe detto ai suoi colleghi di smettere e soccorso Cucchi.

L’attività di indagine integrativa con la testimonianza di Tedesco ancora non è ufficialmente parte integrante del fascicolo dibattimentale del processo ai cinque carabinieri, ma nelle prossime udienze ci sarà formalmente la richiesta di acquisizione di tutti gli atti e delle nuove prove testimoniali.

L’avvocato di Tedesco, Eugenio Pini, ha dichiarato:  “Oggi c’è stato uno snodo significativo per il processo, ma anche un riscatto per il mio assistito e per l’intera Arma dei Carabinieri. Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini – ha aggiunto Pini – individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso. Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà. Come detto, è anche un riscatto per l’Arma dei Carabinieri perché è stato un suo appartenente a intervenire in soccorso di Stefano Cucchi, a denunciare il fatto nell’immediatezza e a aver fatto definitivamente luce nel processo”.

La sorella di Stefano, Ilaria Cucchi che in questi 9 anni si è sempre battuta per trovare la verità su quanto successo ha commentato: “Oggi è crollato un muro. Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni. Ci chieda scusa chi in tutti questi anni ha affermato che Stefano è morto di suo, che era caduto. Ci chieda scusa chi ci ha denunciato. Sto leggendo con le lacrime agli occhi quello che hanno fatto a mio fratello. Non so dire altro. Chi ha fatto carriera politica offendendoci si deve vergognare. Lo Stato deve chiederci scusa. Deve chiedere scusa alla famiglia Cucchi”.

E tra i primi della lista Ilaria Cucchi indica il Ministro dell’Interno Matteo Salvini che, dal canto suo, ha invitato la sorella e i parenti al Viminale. “Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa – ha spiegato – devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l’eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell’ordine”, dichiara il vicepremier.

Tra i due gli attriti non sono mancati. Salvini in passato disse che Ilaria Cucchi si sarebbe dovuta “vergognare”, parlando di un post da lei pubblicato (“mi fa schifo” aggiunse Salvini) nel quale pubblicò la foto di un militare finito nel mirino delle indagini.

A commentare la vicenda anche Maurizio Martina, segretario Pd: “Serve giustizia sulla tragica vicenda di Stefano #Cucchi. Siamo vicini a Ilaria e alla sua famiglia che da anni stanno combattendo per la verità”.

Esprime soddisfazione anche Riccardo Casamassima, l’appuntato dei carabinieri che con la sua testimonianza fece riaprire l’inchiesta sul decesso di Stefano. “Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d’oca nell’apprendere la notizia. Tutti i dubbi sono stati tolti” E rivolgendosi a Salvini: ” Signor Ministro io sono un vero carabiniere. L’Italia intera ora aspetta i provvedimenti che prenderà sulla base di quello che è stato detto durante l’incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest’oggi ti sei ripreso la tua dignità” scrive l’appuntato su Facebook.

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