Il gesto democratico del Comandante dell’Arma

Focus

Oggi è il gesto del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, che ci autorizza a sperare e credere nella forza dell’impegno civile e democratico

La lettera inviata a Ilaria Cucchi dal Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri è un esempio della forza della democrazia. Non servirà a ridare la vita a Stefano, a riempire il vuoto dei suoi genitori e di Ilaria. Non allenterà il dolore della perdita e di tanti anni di battaglia per la verità condotta spesso contro muri di gomma. Condotta con il cuore e la dignità di una donna forte ma troppo spesso lasciata a combattere con le mani nude. Certo, con lei ci sono sempre state le persone più vicine.

C’è sempre stato un militante dei diritti come Luigi Manconi e con lui associazioni, forze, personalità, giornalisti e intellettuali. Fino al film di Cremonini, “Sulla mia pelle” con lo straordinario Alessandro Borghi. A mani nude, però, anche se si hanno la forza e il coraggio di Ilaria. Contro indifferenze e silenzi, sguardi girati dall’altra parte, indagini superficiali, depistaggi. Poi la democrazia si è svegliata.

Con la Procura di Roma, innanzitutto, che ha offerto l’unica risposta che la magistratura deve dare in un sistema democratico: lavorare per la verità e la giustizia. Da lì nuovi impulsi, gesti di coraggio di servitori dello Stato che non ce l’hanno fatta a tacere in nome di omertose complicità. E poi ammissioni, testimonianze, rinvii a giudizio, processi. Fino alla lettera di Nistri a Ilaria con la quale “Repubblica” ha aperto il giornale questa mattina.

Sì, una lettera, un gesto, un atto che potremmo dire dovuto, dopo tutti questi anni, ma certamente non scontato. Un atto che preannuncia, nel rispetto delle regole, misure disciplinari serie oltre quello che saprà decidere  la giustizia penale. Che lascia trapelare anche la possibilità che l’Arma possa costituirsi parte civile contro i responsabili della morte di Stefano Cucchi. Ma proprio perché non scontato, in uno Stato che troppe volte, in alcuni suoi “pezzi”, ha voluto girarsi dall’altra parte, questo atto è una conferma della forza della democrazia.

“Finalmente non mi sento sola”, ha commentato Ilaria con la lettera di Nistri in mano. Sono parole intense di chi, con la sua tenacia, nonostante tutto ha dimostrato di credere nella forza della verità e della giustizia. E della democrazia.

La lettera di Nistri mi ha riportato alla mente un altro gesto del nostro Stato democratico. Quello con il quale l’allora capo della Polizia, il compianto Antonio Manganelli, chiese scusa per i fatti della Diaz, che rappresentarono un’onta per il Paese. Anche quello fu un gesto dovuto, ma coraggioso. Non era nuovo Manganelli, ad assumersi responsabilità “democratiche”.

Sono stato personalmente testimone del suo ruolo e del suo impegno per riconciliare – nel rispetto dei fatti e della giustizia – lo Stato italiano e la famiglia di Gabriele Sandri, il giovane tifoso ucciso in un autogrill. Ma questo deve fare uno Stato forte. Un sistema democratico, quando scopre al suo interno falle, complicità con reati, opacità, connivenze, errori, se è forte non ha remore ad intervenire.

Nell’interesse di se stesso, della comunità che rappresenta, della sua credibilità e autorevolezza. E chiedere scusa, varcare soglie che per qualcuno potevano essere ( sbagliando) impensabili è appunto segno di forza, non certo di debolezza. Certo, il caso Cucchi, che attende ancora la piena sua conclusione giudiziaria e democratica, non fa dimenticare le tante zone d’ombra, i misteri, i depistaggi che hanno colpito al cuore il nostro Paese. Ustica, Ilaria Alpi, caso Moro, stragi mafiose, stragismo neofascista…….. E non saranno dimenticate. Però oggi è il gesto del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, che  ci autorizza a sperare e credere nella forza dell’impegno civile e democratico.

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