Cupiello fa ancora il presepe, la magia dell’ultimo De Filippo

Focus

Il grande Luigi rimette in scena un capolavoro dello zio Eduardo

La commozione, dopo le tante risate, arriva alla fine di Natale in casa Cupiello: quando Luca, il protagonista ormai moribondo unisce le mani della figlia e del di lei amante, il fatto scandaloso che ha provocato il colpo al cuore di Cupiello.

Tutti conoscono questa commedia scritta nel 1931 da Eduardo, anche perché ne esiste una versione televisiva andata in onda tante volte, anche la sera di questo Natale 2017.

Una commedia perfetta, in origine comica (il famoso primo atto con l’immortale “Te piace o’ presepe?”, la domanda esistenzialmente cruciale che Luca rivolge al figlio per sentirsi rispondere immancabilmente: “Nun me piace” – emblema del conflitto generazionale, e siamo 37 anni prima del Sessantotto!) ma che poi, come accennato, trascolora in dramma.

L’altra sera al teatro Parioli di Roma chi scrive si è commosso il doppio, però. Per via di Luigi De Filippo, figlio di Peppino e nipote di Eduardo, l’ultimo della più grande “dinastia” teatrale italiana. Luigi, immenso, è costretto a recitare dal letto nel primo atto e su una carrozzina negli altri due: ma la cosa non toglie, anzi paradossalmente aggiunge magia alla già intensa recitazione del Maestro.

Luigi è stato per decenni col padre, e proprio il Parioli è sempre stato il loro teatro. Sono passati tantissimi anni – si era poco più che bambini – quando li vedemmo per la prima volta in una delle più esilaranti commedie di Peppino (che era anche un forte commediografo oltre che superbo attore), “Quelle giornate”, dove Luigi era fantastica spalla – ma il termine è riduttivo – del padre.

Questo Cupiello è molto asciugato rispetto alla versione più nota di Eduardo ma più vicina all’originale, più veloce, più diretta. Le battute famose sono innumerevoli, i personaggi – Luca, il figlio Tommasino, la moglie Concetta, la figli Ninuccia, il fratello Pasqualino – tutti emblematici di una precisa condizione umana, tasselli di una famiglia in crisi quasi senza rendersene conto, cechovianamente.

Tanti anni dopo Luigi somiglia più allo zio, per via di quella voce flebile e quei gesti misuratissimi, quei tempi perfetti: e siccome “Cupiello” lo vedemmo molto tempo fa con Eduardo al teatro Eliseo, questa somiglianza ha contribuito alla commozione.

La compagnia di Luigi è ottima, come da decenni ci ha abituato la grande scuola dei De Filippo. Una menzione speciale spetta di diritto a Stefania Ventura, “Concetta” (la moglie di Luca Cupiello), un ruolo che – scusate se è poco – fu di Titina e Pupella Maggio: e quel tono lamentoso e nobile insieme, quell’incedere a passettini, quegli occhi pieni di lacrime, anch’essi ci hanno ricordato Pupella.

Bravissimi tutti gli altri, Vincenzo De Luca, Carmen Landolfi, Paolo Pietrantonio, Massimo Pagano, Michele Sibilio, Geremia Longobardo, Luca Negroni, Marisa Carluccio e Carlo Zanotti.

 

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