Dalla parte dei diritti, sempre

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L’11 maggio del 2016, tre anni fa, la Camera approvava la legge sulle unioni civili

L’11 maggio del 2016, tre anni fa, la Camera approvava la legge sulle unioni civili. Un momento importante nella storia del nostro Paese, che ha visto migliaia di persone e di coppie uscire dall’invisibilità in cui, per decenni, erano rimaste relegate. In questi tre anni, il Paese è profondamente cambiato: la legge n. 76/2016 non ha soltanto dato riconoscimento e tutela a migliaia di coppie, ma è stata una importante leva culturale, che ha diffuso nella società il sentimento della pari dignità sociale di tutte le famiglie e di tutti gli amori. In occasione della celebrazione delle unioni civili, intere comunità si sono strette attorno alle coppie, riconosciute come eguali in dignità e diritti: il riconoscimento giuridico ha portato visibilità, e la visibilità ha suscitato nella parte migliore del Paese sentimenti di solidarietà, dando una profondità nuova alla cittadinanza. Proprio per non dissipare questo patrimonio, però, non dobbiamo abbassare la guardia.

Da un anno a questa parte, le conquiste faticosamente raggiunte in decenni di lotta per i diritti civili sono continuamente minacciate. L’azione del governo gialloverde, il messaggio carico d’odio di Salvini e della Lega, l’ipocrisia di Luigi Di Maio e del Movimento 5 stelle trovano nei diritti civili un naturale strumento di propaganda, utile a nascondere i gravi e continui fallimenti del governo in materia economica e sociale. Da un lato, la Lega strizza l’occhio alle peggiori forze oscurantiste e neofasciste che di nuovo alzano la testa, come avvenuto in occasione del Congresso mondiale delle famiglie di Verona, e attacca i diritti civili e le famiglie omogenitoriali nella costante opera di costruzione di un nemico funzionale a rendere più compatto il proprio elettorato di riferimento. D’altro canto, il Movimento 5 stelle riscopre la difesa dei diritti esclusivamente in chiave di contrapposizione strategica alla Lega, gettando la maschera non appena se ne presenta l’occasione: lo abbiamo visto accadere in materia di immigrazione, con il vergognoso salvataggio di Salvini sul caso Diciotti, lo abbiamo visto accadere in occasione del Congresso di Verona o in relazione al ddl Pillon (ricordate il balletto indecente sul suo ritiro? Beh, in Senato lo stiamo ancora aspettando!), lo vediamo accadere in queste settimane di campagna elettorale.
Nulla di nuovo per noi, che abbiamo sperimentato la falsità e l’ipocrisia del Movimento proprio in occasione dell’approvazione delle unioni civili in Senato: come dimenticare il tradimento del 16 febbraio 2016, l’indecente mostra di benaltrismo sull’approvazione dell’emendamento premissivo di principio (che avrebbe messo in sicurezza la legge in tutti i suoi contenuti, compresa l’adozione del figlio del partner!), con la quale hanno rinnegato anni di lavoro svolto insieme in Commissione, abboccando al primo amo lanciatogli in Aula proprio dalla Lega (quasi fosse tutto già scritto)?

Segnali inquietanti, che qualificano il governo gialloverde per quello che è: un’accozzaglia di forze incompatibili, unite solo nella spartizione del potere e delle poltrone, che non esita ad usare diritti e libertà dei cittadini come merce di scambio, e come scorciatoia ideologica per tentare di raggranellare qualche voto in più.
Di fronte a tutto questo dobbiamo resistere: resistere per esistere, come ripeto da tempo. Resistere e difendere le conquiste di libertà e civiltà faticosamente ottenute, preparando il terreno per ulteriori necessari passi in avanti.
Ho avuto il privilegio, raro per chi fa politica, di contribuire all’adozione di una legge che riconosce e protegge l’amore, e di questo sarò per sempre grata al mio Partito. Oggi, dopo tre anni, mi scorrono nella mente le mille meravigliose immagini di coppie felici, i volti dei mariti e delle mogli che ho unito, la gioia dei loro familiari e dei loro figli. Da tre anni, in Italia, famiglia si declina finalmente al plurale, con tutti i colori dell’arcobaleno, senza escludere nessuno.

Ecco la differenza tra il Partito democratico e gli altri: noi abbiamo aggiunto diritti, abbiamo aggiunto libertà, abbiamo perseguito l’eguaglianza con una legge imperfetta, che ha però segnato un punto di non ritorno e l’uscita dall’assenza civile di una parte importante della nostra comunità politica. Siamo il Partito che non dimentica chi è rimasto indietro, e soprattutto le bambine e i bambini arcobaleno che ancora attendono di essere riconosciuti eguali alle altre bambine e agli altri bambini; il Partito che non volta la testa dall’altra parte di fronte ai tanti, troppi, episodi di violenza omotransfobica.

A partire dal Congresso, ci siamo dati un motto molto esigente: prima le persone.
Ecco, siamo il Partito che resta accanto alle persone, uomini e donne, e alle famiglie, tutte: il Partito che per la libertà, i diritti e la piena eguaglianza continuerà a lottare, in Italia e in Europa, fino al matrimonio egualitario e oltre, nella convinzione che i diritti civili e i diritti sociali, la libertà l’eguaglianza e la giustizia sociale debbano viaggiare sullo stesso binario.

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