I danni alla Giustizia sono danni al Paese

Focus

“Tra le risse quotidiane di una maggioranza sfinita, finita e che sta sfinendo il Paese, si affaccia oggi quella sulla Giustizia”

Al momento in cui scriviamo, non sappiamo se il Consiglio dei Ministri sarà in grado di partorire una qualche proposta di riforma della Giustizia. Da quello che si preannuncia, sono già possibili alcune considerazioni. La prima è che anche il tema Giustizia è deflagrato come terreno della ennesima rissa tra Lega e 5 Stelle, come luogo di fortissimo scontro politico. Negli anni scorsi, la stagione delle riforme nel campo della Giustizia e della lotta alla corruzione e alle organizzazioni criminali era stata condotta dai Governi guidati da Letta, Renzi e Gentiloni e in particolare con Orlando Ministro (e dal Pd in Parlamento) attraverso il dialogo e il confronto con tutte le componenti: dalla Magistratura all’Avvocatura, al mondo accademico e della ricerca. Eravamo riusciti, dopo vent’anni, a sottrarre il tema da terreno principe di scontro politico, di leggi ad personam o contra personam. La seconda considerazione: ciò che trapela non appare in grado di affrontare nodi strutturali per giungere ad un obiettivo civile e costituzionale: una durata ragionevole dei processi. Negli anni scorsi l’abbattimento sostanziale del pregresso civile e penale, l’avvio, dopo anni, di un piano forte di assunzioni di magistrati e personale amministrativo, le riforme avviate, insomma, avevano aperto la strada ad una stagione di modernizzazione del sistema, che questo Governo ha interrotto. Lo ha fatto in nome di concezioni populiste e securitarie della Giustizia (che sono poi facce di una sola medaglia), che hanno partorito contemporaneamente, tempi infiniti di
prescrizione, Inasprimenti di pene, cancellazione di pene alternative, giustizia riparativa messa in un angolo, e via a colpi di “marcire in carcere”, “presunzione di colpevolezza”. Un mix di anticipazione della “democratura” applicata alla Giustizia.
Le divisioni nella maggioranza, inoltre, hanno fatto accantonare un tema delicato, quello delle intercettazioni. La spaccatura produce un derby tra concezioni entrambe estremistiche: non pubblicare niente-pubblicare tutto. ( Ma in fondo dalle parti della Lega e nel centro-Destra c’è anche il prurito non dichiarato legato al fastidio dell’uso delle intercettazioni per reati di corruzione…). Nella scorsa legislatura, il lavoro del centrosinistra aveva prodotto un equilibrio importante, con norme – buttate anche queste a mare dai gilet gialloverdi – che tenevano insieme due principi civili e costituzionali: il diritto alla privacy e quello all’informazione, con la possibilità di pubblicare intercettazioni di rilevanza penale e di contesto.
Questo ragionevole equilibrio è stato buttato a mare e ancora oggi sul tema della pubblicazione di intercettazioni c’è assoluta deregulation, per usare un eufemismo.
Un altro tema di scontro accantonato è quello della separazione delle carriere. Diciamo subito che non esistono tabù. L’unico che consideriamo tale è quello del principio dell’indipendenza della Magistratura, della separazione dei poteri. Qui invece, palesemente, Lega e pezzi di centro-destra usano il tema come una clava. C’è chi brandisce questo tema per regolare conti con una Magistratura che sta vivendo – anche per sue gravi responsabilità- un momento di forte debolezza. Un Governo degno di questo nome dovrebbe invece, sollecitando gli “anticorpi “ della stessa Magistratura, aiutare e favorire capacità di proposte e stimoli di autoriforma, forte innovazione anche ordinamentale, che aiuterebbero il Parlamento ad affrontare nel modo giusto e con il clima adeguato riforme di sistema. Ma ci rendiamo conto che non si può pretendere questo da forze che ignorano o calpestano i fondamentali della democrazia parlamentare e della Costituzione. Il Pd farà la sua parte per impedire, con quelli al sistema Giustizia, ulteriori danni al Paese.

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