Dati alla mano l’economia sarà un problema. Ecco perché

Focus

Dalle coperture per la legge di Bilancio all’aumento dei tassi, la tempesta perfetta che attende l’Italia in autunno. E l’Ocse certifica il rallentamento

A meno di altri casi “Diciotti”, buoni a mostrare i muscoli – che pare siano tornati di gran moda – ma anche (o soprattutto) a distrarre l’opinione pubblica da faccende ben più serie, l’autunno che aspetta il governo gialloverde si preannuncia, per usare le parole dello stesso Di Maio, “caldissimo”.

Certo spicca il fatto che nelle interviste rilasciate contestualmente dai due leader a importanti quotidiani, nelle molte parole dette non ve ne sia stata neanche una sulle grandi promesse che ne hanno permesso l’ascesa il 4 marzo: non una parola sul reddito di cittadinanza, né sulla flat tax o sulla riforma delle pensioni. Ma ormai poco importa, perché l’economia (non i “poteri forti”, ma il complesso sistema di investimenti, tassi di interesse e andamento del debito pubblico su cui si reggono le democrazie moderne, con buona pace dei fan della decrescita felice), ha già da tempo puntato i riflettori sul nostro Paese e le notizie, per il momento, non sono confortanti.

Ma andiamo con ordine: qualche giorno fa aveva fatto un certo rumore la notizia del crollo degli investimenti stranieri in titoli di stato italiani (-38 milardi in un mese, fonte Bce); ma adesso, dopo la vicenda Diciotti, le cose sembrano essersi ulteriormente complicate. Eh sì, perché la crisi di fiducia, prima alimentata soprattutto dai dubbi sulle coperture per le costose promesse grillo-leghiste – il “contratto di governo” costerebbe tra i 108 e i 125 mld, a fronte di una copertura di circa 550 milioni – dopo le parole forti contro l’Europa sulla vicenda Diciotti oggi riguarda piuttosto le politiche complessive messe in atto dall’esecutivo, e dunque le loro prospettive. Una sfiducia in qualche modo più profonda, e dunque più preoccupante.

Come spiega Federico Fubini sul Corriere, a preoccupare è soprattutto la “narrazione” al contrario che Salvini (seguito da Di Maio e Conte) si ostina a portare avanti nei confronti dell’Ue sulla Diciotti. E così, mentre i leader leghista e pentastellato gridano al successo, la realtà parla invece di un clamoroso flop che si sarebbe consumato ai danni dell’Italia nelle stanze di Bruxelles, con un isolamento lucidamente voluto dai maggiori leader europei – Macron in testa – che hanno visto nei ricatti di Salvini non la voglia di trovare soluzioni quanto quella, appunto, di mostrare i muscoli.

Quanto profondo sia il gelo calato da quelle parti nei confronti dell’Italia si vedrà presto, quando il ministro Tria (che non a caso parla tutt’altra lingua) dovrà andare proprio a Bruxelles a negoziare più margini di deficit sulla prossima legge di Bilancio.

Nel frattempo, i conti sono presto fatti: lo spread è tornato a livelli preoccupanti (220-280 punti sui Bund tedeschi), e va ricordato (fonte Il Sole 24 Ore), che un aumento di 100 punti equivale a un aumento della spesa pubblica per interessi di circa 6,5 miliardi nei primi tre anni, e a un incremento del costo medio di indebitamento per imprese e cittadini pari a 1,8-2,8 miliardi annui (0,2 per cento del Pil).

Inoltre nel mese di settembre il governo dovrà trovare 12,5 miliardi di euro per evitare l’aumento automatico di due punti dell’Iva nel 2019, e scadranno 24 miliardi di Btp.

A questo va aggiunta la tempesta che potrebbe scatenarsi a gennaio 2019, con la fine del quantitative easing di Draghi, le attese valutazioni delle agenzie di rating che potrebbero portare a un downgrade, e la difficile congiuntura internazionale.

E le cose non si mettono bene se anche l’Ocse segnala l’economia italiana come l’unica in rallentamento  tra i Paesi del G7 tra aprile e giugno, guarda caso i mesi dell’avvento del “governo del cambiamento”.

 

Insomma Salvini e Di Maio potranno anche continuare ad additare i “poteri forti”, ma la realtà è che il Paese raccoglierà solo e soltanto i frutti delle scelte (o non scelte) del loro governo. E stavolta non potrà esserci nessuna nave presa in ostaggio a fare da arma di distrazione di massa.

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