David di Donatello, vince l’ironia intelligente di “Ammore e malavita”

Focus

Il musical dei Manetti bros trionfa come miglior film. Tra gli altri premi il David come miglior attrice non protagonista a Claudia Gerini

Delle 15 statuette per cui era nella cinquina dei nominati – sulle 21 assegnate ogni anno ai David di Donatello – il film dei Manetti Bros Ammore e malavita ha fatto incetta di cinque, tra cui quella più ambita e importante di Miglior film dell’anno.

A due anni dall’edizione in cui a lasciare il segno era stato il film di Mainetti “Lo chiamavano Jeeg Robot”, anche quest’anno dunque i David porteranno la firma di un’opera considerata outsider, come quella di Mainetti costruita come in una vera officina del cinema vecchia maniera, con il valore aggiunto di un’idea originale e di uno straordinario talento, dei registi e dei protagonisti.

Il musical dei Manetti Bros, che qualche anno fa ci avevano già dato un’idea precisa di quale fosse la loro impronta con Song e’ Napule, il film-parodia sul mondo dei neomelodici, con “Ammore e malavita” hanno affrontato senza alcun timore una materia di gran lunga più difficile da maneggiare, quella della criminalità organizzata ai tempi di Gomorra. E lo hanno fatto stressando al massimo quella che è la loro cifra, l’ironia dissacrante e allo stesso tempo distruttrice di stereotipi; del resto cosa c’è di meglio di una ristata intelligente per seppellire luoghi comuni e preconcetti?

E così, nella travagliata storia d’amore tra il killer della camorra Ciro, interpretato da Giampaolo Morelli, e la bella infermiera Fatima, a cui ha prestato volto e voce Serena Rossi, ecco spuntare lo straordinario cameo della ‘gita nell’inferno’, con uno sgangherato pulmino di turisti americani portati a fare un giro nelle vele di Secondigliano per provare l’ebbrezza del pericolo, che si scatenano nel pezzo “Scampia disco dance”, perché “niente è come il brivido di essere rapinati a Scampia”.

E tutto questo accade, ed ecco la genialità, mentre attorno gli abitanti si industriano ad interpretare ciascuno la sua parte in commedia, dallo spacciatore al poliziotto sotto copertura, perché ‘la paura è la cartolina più vendita di Scampia’ e tutti sanno che quando arrivano i turisti devono sparire festoni, sorrisi e ‘mamme chine d’ammore’.

Tornando alla trama principale, una menzione speciale merita l’interpretazione di Claudia Gerini nei panni di Donna Maria, una straordinaria e veracissima ‘moglie del boss’, in cui, pur non essendo napoletana (o forse proprio per questo) è riuscita perfettamente a tratteggiare una macchietta, senza però mai cadere nella volgarità o nell’eccesso.

Infine, altro premio significativo per la miglior canzone originale a Pivio e Aldo De Scalzi per Bang Bang, interpretata da Serena Rossi e Franco Ricciardi. E sempre dalla colonna sonora del film, una menzione speciale non può non andare anche a “L’amore ritrovato (What a feeling)”, irresistibile adattamento in dialetto della canzone -simbolo del film Flashdance.

Insomma chi meglio dei napoletani, meglio se di talento, può riuscire con classe a smontare stereotipi e luoghi comuni? E anche agli Oscar del cinema italiano, da quest’anno diretti da Piera Detassis, pare se ne siano accorti.

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