Davigo e il Csm grillo-leghista

Focus

Il magistrato più mediatico di tutti vuole andare nell’organo di autogoverno della magistratura: il giustizialismo nell’era grillo-leghista

Piercamillo Davigo è sempre in movimento. E’ il magistrato più “mediatico” di tutti: le sue comparsate da Floris (l’ultima ieri, ero presente) scatenano le ovazioni del pubblico in studio anche grazie alla sua capacità comiziesca – alza la voce, usa formula “popolari”. Uomo di grande esperienza, forte presenza e granitiche certezze, Davigo non lesina giudizi politici, esorbitando dal suo ruolo, finendo spesso per sminuire la fama di ex dottor Sottile del pool Mani Pulite. Come quando – ieri, appunto – ha rampognato il governo Renzi per aver diminuito le ferie ai magistrati, “una forma di intimidazione” – affermazione piuttosto ridicola. Bene, Davigo correrà per il Csm – il voto delle magistrature sarà espresso l’8 e il 9 luglio e il suo attivismo potrebbe essere una sorta di emblema di un Csm nell’Italia grillo-leghista del post 4 marzo.

Ieri il direttore dell’Espresso Marco Damilano ha tentato inutilmente di strappargli  un giudizio sull’aria che si respira dopo la disfatta del Pd. Ma l’incorruttibile Davigo non ci è cascato. Non si è lanciato in giudizi tranchant, come quando sempre da Floris (ero presente anche quella volta, ahimè) urlò contro Filippo Penati che si era avvalso della prescrizione (che per lui è una condanna) e beccandosi per questo le critiche di Claudio Galoppi, presidente della settima commissione del Csm. Abile dunque ieri sera  a non plaudire alla vittoria dei grillino-travaglisti: eppure, l’ex eroe di Mani Pulite – al quale nel ’94 La Russa chiese invano di fare il Guardasigilli – è portatore di una dottrina che ben si incasella nel confuso panorama ideologico dei “vincitori” del 4 marzo. Cioè di quel raggrumarsi di autoritari richiami all’ordine (il salvinismo), finzioni democraticiste (il grillismo), diminuzione progressiva delle garanzie e delle libertà individuali a tutto vantaggio della forza degli apparati dello Stato – versione edulcorata dello Stato etico – che è appunto il cuore del davighismo, che nella versione giornalistica assume le fattezze truci del travaglismo.

Ecco dunque che lo sbarco di Davigo al Csm potrebbe  contribuire – Dio non voglia -ad una sterzata destrorsa se non reazionaria del Csm medesimo. Per la indubbia forza del personaggio, non è inimmaginabile una sorta di egemonia del pensiero giustizialista sull’organo di autogoverno dei magistrati, tenendo anche presente che cambierà il suo vicepresidente (il garantista Legnini) e che le nomine parlamentari non potranno che essere prevalentemente di marca grillino-leghista. D’altra parte, uno dei primissimi segnali politici che la “maggioranza in fieri” M5s-Lega ha partorito è proprio la cancellazione delle norme di riforma dell’ordinamento penitenziario voluta dal governo Gentiloni, tanto per far capire l’antifona.

Si preparano dunque tempi cupi per la giustizia italiana e per i diritti dei cittadini. Una ragione in più per prepararsi a una sfida difficile, senza sconti.

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