La legge di Bonafede non spazza i corrotti ma i diritti di tutti

Focus

Il responsabile Giustizia del Pd partecipa alla manifestazione dei penalisti e assicura: “Intendiamo raccogliere le proteste che ci sono nel Paese, come questa che è a difesa dei diritti”

Intervento del responsabile Giustizia del Pd Walter Verini davanti agli avvocati riuniti dalle Camere Penali a conclusione di tre giorni di sciopero nazionale contro il provvedimento sulla corruzione.

 

Nella vostra protesta avete posto al centro due temi fondamentali: la difesa dei principi costituzionali e la difesa dei diritti della persona. Perché di questo si tratta. Noi aggiungiamo come obiettivo fondamentale anche la lotta alla corruzione.

Ma il provvedimento approvato ieri dalla Camera non spazza i corrotti. Spazza diritti e garanzie senza contrastare davvero il malaffare e la corruzione, che rimangono una vera emergenza per il Paese. E che noi vogliamo prevenire e contrastare davvero, non con la propaganda. Sì, corruzione come vera emergenza, che proprio per questo va affrontata seriamente, senza spot che sovvertono principi e cardini dell’ordinamento e della civiltà del diritto. Questo allarme, queste critiche, queste riserve sono state rappresentate da tutti. Non solo dall’opposizione parlamentare.
Hanno parlato le rappresentanze dell’Avvocatura. Tutte. E le Camere penali hanno proclamato queste giornate di astensione dal lavoro e di confronto con le rappresentanze politiche. Hanno espresso gravissime preoccupazioni le rappresentanze della Magistratura e singoli – autorevolissimi – Magistrati di diverso orientamento culturale. Si sono pronunciati in maniera inequivocabilmente contraria esperti ed eminenti cattedratici e studiosi del Diritto penale. A tutti è stata opposta una volontà, quella di portare comunque a casa questo voto, che pure ha visto pesantemente divisa la maggioranza. Un voto su un provvedimento che contiene un emendamento – quello sulla prescrizione – considerato nientemeno che “Una bomba ad orologeria” da parte di un autorevole Ministro dello stesso Governo Conte che pure, come è noto, si autodefinisce “Avvocato del Popolo”.

La verità è che si voleva un risultato simbolico. Si voleva solo dare un segnale ad un certa parte dell’opinione pubblica e ad una parte della cultura giuridica: non importa se si capovolge un principio, quello della presunzione di innocenza, introducendo di fatto quello della presunzione di colpevolezza.

Con questa legge, con il blocco sine die della prescrizione, con la possibilità di simulare corruzione e magari denunciare un amministratore o un funzionario perbene solo perché avversari, con la introduzione di una figura che rischia di essere surretiziamente, in realtà, una sorta di agente provocatore, si crea un clima pericoloso. Così come con l’istituzione di interminabili pene accessorie che radono al suolo il principio della riabilitazione e ogni sia pure pallida idea di giustizia riparativa. Si colpiscono molte cose.

Il diritto costituzionale a una durata ragionevole dei processi e ai diritti degli imputati e delle stesse parti lese. Si colpiscono il diritto alla difesa e contemporaneamente i riti alternativi. Tutto questo in nome di una idea di giustizia vagamente totalitaria, che noi respingiamo. Già, giustizia… Noi denunciamo anche un’altra cosa che consideriamo molto grave. Erano anni che la giustizia non era scelta come terreno di scontro politico. Per troppo tempo lo è stata. Nella ultima legislatura le maggioranze ed i governi hanno lavorato molto sul terreno delle riforme. Ma lo hanno fatto sul piano strutturale, con provvedimenti di sistema. Non con leggi ad o contra personam. E anche sul delicatissimo tema della prescrizione e dei reati contro la pubblica amministrazione avevamo approvato norme equilibrate. Discutibili? Certamente, ma equilibrate. Da sperimentare, da monitorare, ma non da smantellare con un emendamento!

La nostra è stata una stagione di riforme e di nuove norme anche nel campo del contrasto alle organizzazioni criminali, alle mafie e alla corruzione, certamente non perfetta, certamente con limiti. Ma comunque con l’ambizione – e con diversi importanti risultati – di dare risposte, appunto, di sistema, senza usare il terreno della Giustizia come terreno di scontro politico tra maggioranza e opposizione. Se è per questo, loro sono andati anche oltre: lo scontro non è tra maggioranza e opposizione, ma all’interno della maggioranza. Che altro è stato quel gravissimo voto segreto che ha introdotto una sorta di norma che può salvare da pene e sanzioni imputati di peculato?
E che altro significato ha avuto il braccio di ferro di chi ha usato la clava dell’emendamento-prescrizione contro chi usava ed usa il randello del decreto sicurezza?

Questa crediamo sia obiettivamente la verità dei fatti. Il Ministro Bonafede ha annunciato un tavolo di lavoro sulla riforma del processo penale. Bah, un tavolo non si nega a nessuno. Ma sinceramente siamo molto scettici. Siamo scettici perché molti danni sono già stati fatti. Molti veleni sono già stati iniettati.

Sì perché, concludendo, vorrei dire che noi abbiamo una opinione legata ad una forte preoccupazione. Stiamo vivendo una fase nella quale a bisogni di insicurezza, a paure reali oppure percepite o addirittura stimolate si danno risposte nelle quali evapora il tema dei diritti e delle garanzie. E’ il tempo nel quale si pensa a leggi come quella sulla legittima difesa che scardinano ogni rispetto del principio di proporzionalità tra difesa e offesa e mandano pericolosi messaggi. Oppure a norme che offuscano principi costituzionali e fondamentali convenzioni internazionali, come quelli legati alla protezione nei confronti di chi fugge da guerre, massacri etnici o religiosi. E’ il tempo nel quale si compilano liste di proscrizione di giornalisti non graditi, minando un altro diritto, come quello alla libertà di informazione.

E’ il tempo di disegni di legge che colpiscono capisaldi di civiltà, come la prevalenza del diritto del minore. E’ il tempo nel quale prevale un’idea secondo la quale l’articolo 27 della Costituzione è un optional, che l’unica pena deve essere una cella di carcere, della quale magari buttare via la chiave, senza più pensare a trattamenti umani, recupero e reinserimento anche come garanzia di sicurezza per tutti. E’ in questo quadro che si approvano leggi come quella per la quale avete promosso questa mobilitazione.

Siamo venuti a dire che cercheremo di fare il possibile, nel Paese e in Parlamento, perché a vincere siano i principi di civiltà del diritto, di coesione sociale, di rispetto della Costituzione di questo Paese.

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