Quando deciderà Strasburgo sul ritorno di Berlusconi?

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La pronuncia potrebbe arrivare fuori tempo massimo, ma l’ex Cavaliere ha deciso di giocare d’anticipo

La settimana prossima sarà una settimana decisiva per Silvio Berlusconi. Il 22 novembre presso la corte di Strasburgo ci sarà l’udienza che riguarda proprio il suo ricorso sulla legittimità dell’applicazione retroattiva della legge Severino.

Un appuntamento importante, ma forse non definitivo per le sorti della futura campagna elettorale del Cav. Visto che tra l’udienza e la pronuncia potrebbe passare più tempo di quello previsto per la chiamata alla urne. Di norma l’attesa tra un’udienza e la relativa pronuncia è di sei mesi, mentre le elezioni potrebbero essere già a marzo. Dunque qualsiasi fosse il responso arriverebbe fuori tempo massimo.

La legge Severino prevede l’incandidabilità e la decadenza dalle cariche elettive nel caso di una condanna pari a più di due anni di reclusione per reati punibili con almeno quattro anni e compiuti intenzionalmente. Il punto della discordia però è la modalità di applicazione: perché la norma può essere applicata retroattivamente per reati commessi prima che la legge fosse introdotta, ma solo nel caso in cui la condanna sia sopraggiunta dopo la sua entrata in vigore.

Il caso è proprio quello del leader di Forza Italia su cui pesa una condanna per frode a 4 anni (di cui 3 condonati dall’indulto e uno scontato svolgendo i servizi sociali). La condanna è relativa ad azioni commesse prima dell’introduzione della legge, ma è arrivata pochi mesi dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni volute dall’ex-ministra della Giustizia Paola Severino.

In attesa della pronuncia, Berlusconi sembra voler giocare d’anticipo congliendo l’appiglio per giocare di vittimismo e riconquistare il centro della scena nel centrodestra, ora occupata dall’ingombrante Matteo Salvini. Le sue ultime esternazioni sembrano proprio in linea con questo nuovo ruolo. Due giorni fa, infatti, in un’intervista al Messaggero Berlusconi ha iniziato a mettere in guardia i giudici di Strasburgo: “Non faccio previsioni. – dice – Mi limito ad osservare che sarebbe davvero clamoroso se non mi venisse resa giustizia in tempo per le elezioni politiche. E’ in gioco la democrazia di un grande Paese fondatore dell’Europa”. In qualche modo i temi cari al Cavaliere ci sono tutti: la diffidenza verso i giudici, una punta di sentimento anti-europeista e quel chiaro stile sensazionalistico che ha fatto gran parte della cifra comunicativa del Cav. Ieri, come oggi.

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