Declino grillino (e perfino Travaglio…)

Focus

La crisi di consenso grillino sta agitando gli animi. Dalla Tav alla decisione sulla Diciotti sono tanti i casi spinosi per Di Maio, aspettando le Europee

La valanga di consensi che un anno fa issò il M5s al partito più votato in Italia non c’è più. Allora un italiano su tre votò per Di Maio e compagni. Formidabili nelle loro campagne contro, nel salire sui tetti, nella retorica contro i poteri forti. Ma mancanti nel momento di governare, di prendere decisioni. Un mix d’inesperienza e di incapacità evidente, che hanno convinto già gran parte dell’elettorato a virare su altri partiti.

In primavera Luigi Di Maio, sottovalutando Salvini, pensava che i numeri fossero dalla sua parte. Un gruppo parlamentare che contava quasi il doppio degli elementi rispetto alla Lega, nei piani del leader grillino, avrebbe fatto la parte del leone. Dopo otto mesi la realtà è completamente diversa. Salvini avanza, Di Maio arranca. Non è solo il risultato delle elezioni in Abruzzo, e probabilmente quello in Sardegna, ma la linea politica che spinge a pensare che ormai il motore del governo sia il leghista.

Il M5s in questo momento cerca di prendere tempo su molti temi cruciali, ma di tempo non ne è rimasto molto. Dal voto sulla Diciotti alla Tav, le decisioni devono essere prese. Non si può aspettare fine maggio, non si può attendere le Europee, unico pensiero fisso del leader M5s.

Caso Diciotti e il richiamo di Travaglio

Il voto sull’autorizzazione a processare Matteo Salvini è imminente. L’ordine è salvarlo, anche perché far cadere il governo non è oggi un’ipotesi contemplata da Di Maio e compagni. L’escamotage qual è? Il voto sul blog. Un voto libero? Non dovrebbe. Il post con cui chiederanno il parere agli iscritti dovrebbe essere introdotto da un appello video di  Mario Giarrusso, con cui chiederà al popolo di Rosseau di salvare Salvini.

Anche il direttore del Fatto quotidiano Marco Travaglio, da sempre vicino alle posizioni del M5s, nel suo editoriale odierno ha contestato la decisione. Il direttore parla di “crisi d’identità” e di un “M5s che non sa che pesci pigliare, o preferiscono che a pigliarli al posto loro sia la base”.

Interessante anche la parte dell’editoriale in cui ricorda ai cinquestelle le loro posizioni precedenti:

Chi ha sempre predicato che i politici devono difendersi nei processi e non dai processi perché nessuno può essere sottratto alla legge e dunque alla magistratura, non può avere dubbi sull’autorizzazione a procedere per Salvini. Soprattutto dopo che i ministri Di Maio e Toninelli si sono di fatto autodenunciati, con una memoria a sostegno della sua condotta, da inviare ai magistrati perché decidano se indagare anche su di loro: se uno si autodenuncia, poi non può impedire ai giudici di pronunciarsi. Sarebbe un altro controsenso

E invita i militanti a votare contro il vicepremier leghista. Infine il direttore commenta la decisione di introdurre la votazione con un video di Giarrusso, Il rischio è che con “la sua irruenza, anche animata dalle migliori intenzioni, sortisca un appello non proprio asettico”. Dunque anche Marco Travaglio, seppur concedendogli ancora credito e attenuanti, richiama il M5s. Un editoriale che mostra come la misura sia colma.

Il caso Tav

Altro punto spinoso è la realizzazione della Tav Torino-Lione. Sul no alla linea il M5s ci ha costruito parte dei suoi successi elettorali. Certo non sarebbe la prima volta in cui si rimangia un punto chiave della sua propaganda: vedi Tap e Ilva. L’obiettivo è traccheggiare fino alle Europee. I dossier prodotti sui costi-benefici non convincono nessuno, forse solo il ministro Toninelli.

Ma questa volontà di aspettare si scontra con le volontà europee e soprattutto quelle francesi. Tutti hanno fretta di conoscere cosa farà l’Italia. A rischio ci sono, come racconta oggi Paolo Griseri su Repubblica:

Finanziamenti europei già promessi all’Italia per 1,5 miliardi lungo l’asse della pianura Padana nei territori attraversati dall’Alta velocità. Inoltre verrebbero bloccati anche i finanziamenti già promessi
dall’Europa per il tunnel gemello della Torino-Lione, quello del Brennero, per cui l’Ue ha promesso di
stanziare circa un miliardo.

Non solo perché di fronte all`Italia sta il rischio di finire in castigo con il blocco previsto dall’articolo 11.17 del Grant Agreement del 2015. Che prevede “l’esclusione da tutti contratti finanziati dal budget europeo per un massimo di 5 anni dalla data in cui vengono infranti i patti”. Recedendo dagli accordi presi con il trattato internazionale del 2015 con Francia e Ue, l’Italia infrangerebbe chiaramente impegni solennemente assunti.  Questo significa che bloccare la Tav avrebbe come conseguenza fermare tutte le principali infrastrutture in costruzione al Nord. Un prezzo che il governo non può pagare.

Insomma una situazione da risolvere in fretta per non rischiare che la recessione, che già sta colpendo il Paese, non si aggravi. E’ finito il tempo della propaganda ideologica. Ora c’è bisogno di assumersi delle responsabilità per il bene dell’Italia.

M5s, il rischio Caporetto alle europee

Il 26 maggio potrebbe essere la Caporetto grillina, con Di Maio nei panni del generale Cadorna. Le parole di qualche giorno fa di Roberta Lombardi (Di Maio non può fare il capo politico e il vicepremier) non sono state un caso. I mugugni iniziano a superare i corridoi della vita parlamentare e a finire sui social e sui giornali. I più vicini al capo politico fanno intendere che una percentuale intorno al 20% non cambierebbe il ruolo di Di Maio, e che tutto sommato sarebbe conforme al risultato avuto nel 2014.

Ma l’ala dei duri e puri non ci sta. Imputa al capo politico di aver ceduto terreno a Salvini, di averlo seguito con l’unico risultato: la Lega avanza, il M5s arretra. I conti si faranno probabilmente il 27 maggio, ma scommettiamo che sia già pronto un generale Diaz (Di Battista?) pronto a prendere il posto del Luigi (Cadorna) Di Maio?

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