Il decreto dignità è un flop, ma per Di Maio è colpa delle lobby

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Per Di Maio i numeri sull’aumento dei licenziamenti che compaiono nella relazione tecnica sono stati inseriti a sua insaputa la notte prima dell’invio al Quirinale

Di Maio cerca di difenderlo in tutti i modi, ma il decreto dignità è il vero grande flop in tinta gialloverde. L’attesa è stata lunga, il testo nei giorni scorsi si era arenato a causa di alcune discrepanze interne all’esecutivo: il decreto, opera del leader Cinque Stelle, infatti, non era piaciuto molto al suo collega di governo Salvini.

Dopo l’attesa il decreto si scontra con la dura realtà dei numeri: secondo i calcoli che compaiono nella stessa relazione tecnica che accompagna il documento l’occupazione è destinata a diminuire di 8mila unità all’anno per dieci anni.

La strampalata spiegazione di Di Maio: un complotto

Di Maio cerca di spiegare, ma non ci riesce bene e peggiora la situazione. Il dato, secondo lui, “è apparso nella relazione tecnica al decreto la notte prima che si inviasse il decreto al presidente della Repubblica. Non è una cosa che ci hanno messo i miei ministeri, non è una relazione che hanno chiesto i miei ministeri e soprattutto la relazione non è stata chiesta dai ministri della Repubblica, perché qualcuno potrebbe cominciare a dire che sto andando contro qualche altro collega ministro”. Come quel dato sia finito nella relazione non è dato sapere.

E per motivare tanto accanimento contro il suo decreto, il leader pentastellato ritira fuori un suo vecchio cavallo di battaglia: “Il decreto dignità ha contro lobby di tutti i tipi”.

E da fonti qualificate del Movimento Cinque Stelle contattate dall’Ansa arrivano anche accuse gravi a persone vicine alla squadra dell’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan responsabili, secondo tali fonti, dell’inserimento di questi dati nel testo. E le stesse fonti sostengono l’idea di uno spoil system per “togliere dai posti chiave chi mira a ledere l’operato di governo e M5s. Abbiamo bisogno di persone di fiducia, non di vipere”.

Accuse alle quali risponde all’Ansa lo stesso ex ministro Padoan: “Se insinuano che qualcuno della mia ex squadra si sia comportato scorrettamente, magari perché sobillato, lo respingo sdegnosamente: sarebbero accuse di gravità incredibile. Il dl dignità e la relazione tecnica sono predisposti dal ministero del Lavoro: mi auguro abbiano fatto un lavoro corretto perché sarà alla base delle decisioni del Parlamento”.

Nel frattempo fonti del Mef mettono in evidenza come la stima (elaborata dall’Inps) degli 8mila posti di lavoro in meno fosse già inserita nella relazione tecnica consegnata al ministero. Le relazioni tecniche sono sempre presentate dalle amministrazioni proponenti insieme al provvedimento.

Il decreto a Montecitorio il 24 luglio

Con questo il biglietto da visita con il quale il decreto la settimana prossima si presenterà in Parlamento, nelle commissioni Finanze e Lavoro di Montecitorio per poi passare all’esame dell’aula a partire dal 24 luglio. Ma l’opposizione è pronta a dare battaglia.

Le reazioni nel Pd

“È pericoloso il livello di incompetenza che si sta raggiungendo ed è pericoloso il livello di falsificazione di informazioni che il governo sta cercando di dare”, dichiara il deputato dem Luigi Marattin, mentre il senatore Filippo Sensi commenta su Twitter: “Siamo alla dignità a sua insaputa”.

Sul tema interviene anche il segretario Maurizio Martina:

“Di Maio – commenta il capogruppo dem in Senato Andrea Marcucci – usa scuse ridicole e patetiche. Pensare a non meglio precisate lobby che di notte aggiungono tabelle ai provvedimenti del governo, fa sorridere. Il decreto dignità misura la distanza della maggioranza M5s e Lega dalla realtà non ci sono misure a sostegno del lavoro a tempo indeterminato e si scoraggia quello a tempo determinato, la conseguenza sarà un incremento del lavoro nero, 8.000 posti di lavoro in meno è una stima ottimistica. In Parlamento il Pd farà un’opposizione durissima”.

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