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Decreto dignità, continuità con il Jobs Act e poco cambiamento

Lunedì il governo ha presentato il decreto che, secondo quanto dichiarato dal ministro Luigi Di Maio, dovrebbe “restituire dignità” ai lavoratori. Il decreto si articola in cinque punti fondamentali: aumento dell’indennità per i licenziamenti (da 24 a 36 mesi), stretta sui contratti a termine (da 36 a 24 mesi, ogni rinnovo a partire dal secondo avrà un costo contributivo crescente dello 0,5% e riduzione proroghe possibili da 5 a 4), penalizzazioni per chi delocalizza dopo aver ricevuto incentivi dallo Stato, stop alle pubblicità sui giochi d’azzardo, e slittamento del redditometro al primo trimestre 2019.

Come osservato da Tommaso Nannicini, siamo di fronte ad un decreto “svuota-cassetti”, ovvero ad una serie di misure che si limitano a completare un impianto già esistente e solido, quello del Jobs Act, basato sul contratto a tutele crescenti. Nel testo del governo non c’è nessun riferimento però alle misure per la tutela dei lavoratori precari e delle piattaforme digitali, come annunciato dopo l’incontro con i riders. Nessun riferimento al salario minimo e all’estensione delle tutele sociali per i lavoratori atipici, come proposto dal Partito Democratico.

Relativamente alle penalizzazioni per chi delocalizza, il principio è chiaramente positivo, ma nel decreto non è chiaro come questa proposta possa attuarsi, anche all’interno del quadro europeo, che prevede la libera circolazione di merci, capitali, persone e servizi.

In generale quindi, fatta salva la stretta sulla pubblicità al gioco d’azzardo, che è una proposta, come sottolineato da Avvenire, da accogliere positivamente, sembra che nel “decreto dignità” ci sia molto poco rispetto alle attese.

Il Partito Democratico ha messo in campo una serie di proposte, a partire dall’istituzione di un salario minimo per tutti i lavoratori che non sono già coperti dal contratto nazionale, all’applicazione di contratti co.co.co. ai lavoratori delle piattaforme digitali in base all’articolo 2 del decreto 81/2015 (il Jobs Act). Come ribadito dal senatore Nannicini, promotore di una proposta di legge a riguardo, il PD è disposto a sedersi al tavolo e discutere con il governo delle misure da mettere in campo. Spetta ora al governo prendere una decisione a riguardo.

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