Genova aspetta ancora il decreto. E sono passati 40 giorni

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Al Colle non è arrivato nulla, nel frattempo la città è bloccata

E Genova, quaranta giorni dopo il crollo del ponte Morandi, deve ancora ad aspettare. Oggi è stato presentato il decreto Salvini sulla sicurezza, ma delle misure urgenti per la città divisa in due non si hanno ancora notizie certe. Ma il ministro dell’Interno giustifica così l’assenza del testo del governo per il capoluogo ligure: “Se ci prendiamo qualche giorno in più è per non fare le cose male”. Per lui ora l’urgenza è un’altra. Ma Conte in conferenza stampa è stato costretto a tornare sulla tempistica, dopo che ieri aveva risposto con un vago “a brevissimo” a chi gli chiedeva quando il testo sarebbe arrivato al Quirinale. Nella sala stampa di Palazzo Chigi ha detto: “Confidiamo di inviarlo al presidente della Repubblica già domani mattina, se i riscontri del Mef arriveranno”. Ma non è detto che il riscontro dal ministero arrivi domani. Come ci si può fidare? Sono settimane che il governo promette il decreto: “a breve”, “tra qualche giorno”, “il cerchio si sta chiudendo” sono le risposte arrivate finora. Ma il Capo dello Stato non ha ancora nulla tra le mani; lui che oggi è stato tra gli sfollati che gli chiedono che lo Stato intervenga e che faccia “presto e bene”.
Ma al momento non abbiamo il nome di chi lo costruirà, non sappiamo nemmeno chi sarà il commissario straordinario. Eppure il commissario è una figura di fondamentale importanza per sbloccare la situazione genovese che è ancora in tilt. E nemmeno di Toninelli si hanno più notizie; dopo che il ministro ha insistito per settimane sulla necessità di affidare la ricostruzione a Fincantieri e Italferr, ora si scopre pure che in realtà nessuna delle due società pubbliche “hanno le capacità tecniche – si legge sul Sole 24 Ore – per realizzare un’infrastruttura di questo tipo”.
Nel testo, da quanto è emerso finora, manca il senso dell’urgenza, nel governo si parla più di rilancio della città che di ricostruzione, primo, fondamentale passo per il rilancio. E anche osservando le dinamiche del governo e le dichiarazioni dei singoli esponenti sembra che nei primi giorni dopo il crollo si sia perso più tempo a fare annunci sulla revoca delle concessioni piuttosto che parlare di misure da inserire subito nel decreto.
Genova al momento non ha ricevuto risposte concrete e l’impressione è che l’attesa di questo decreto stia diventando come quella di Godot nell’opera di Samuel Beckett. Con la differenza che i cittadini del capoluogo ligure non sono come Vladimiro ed Estragone, non stanno fermi sotto a un albero ad attendere, ma lavorano, vanno a scuola, hanno bisogno di spostarsi e alcuni di loro di un’abitazione. E hanno bisogno, come hanno detto i bambini sfollati oggi a Mattarella, di “un ponte che non si distrugga mai”.

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