Quella ‘manina’ del governo che indebolisce lo Stato

Focus

Le commissioni Trasporti e Ambiente riunite sul dl Genova hanno bocciato gli emendamenti che prevedevano il ripristino della normativa di prevenzione antimafia

La vicenda della “manina” sul decreto fiscale ( i cui contorni sono oscuri, paradossali e inquietanti anche per il clima di opacità che avvolge il contratto scellerato tra Salvini e Di Maio ) non è neppure l’aspetto più grave dell’azione di governo sui temi della legalità e della lotta alla corruzione.
Molti indizi fanno una prova. Ma qui siamo davanti non a indizi, ma a diverse prove, che attestano un fatto: questo governo sta smantellando presidi di impegno per la legalità, per il rispetto delle regole, contro la corruzione e contro la criminalità organizzata. Presidi che nella scorsa legislatura, grazie all’azione dei governi a guida Pd e al traino parlamentare dei gruppi democratici, erano stati conquistati. Mettiamo in fila alcuni di questi fatti.
Invece di applicare con rigore le nuove normative del nuovo codice antimafia e della riforma dei beni confiscati, si apre – anzi si facilita – la  possibilità di vendita ai privati dei beni che lo Stato ha requisito alle organizzazioni criminali. Con il rischio evidente, denunciato già da associazioni impegnate contro le mafie, che queste possano tornare in possesso dei beni magari attraverso prestanome. C’è stata poi, è in corso, la gravissima  decisione di
inserire nel Decreto Genova l’innalzamento dei limiti di idrocarburi C10 e C40  consentiti nei fanghi di depurazione per uso agricolo. Una norma pericolosa dal punto di vista ambientale, ma che rappresenta – anche simbolicamente – un clima radicalmente diverso: quella 2013-2018 è stata la legislatura che ha visto l’inserimento nell’ordinamento delle nuove fattispecie di reati ambientali. Questa si avvia con disposizioni di segno opposto.
Ma la cosa più pericolosa nel decreto Genova sta soprattutto nell’aver derogato, nelle modalità di gare e di bandi e di esecuzione delle opere, alle normative antimafia, con il rischio di penetrazione e infiltrazione di organizzazioni criminali. Le parole del Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Cantone e quelle del Procuratore Nazionale Antimafia Cafiero de Raho rappresentano un allerta che questa maggioranza ha ignorato, respingendo gli emendamenti che come Pd avevamo  presentato. Per tenere insieme, naturalmente, trasparenza con velocità, legalità con efficienza ed efficacia delle procedure.
Sì, l’aria che tira è un’altra. E’ fin troppo facile ricordare come si sia passati dall’ “onestà, onestà” di 5 Stelle a scelte contrarie ai principi di legalità. E’ fin troppo facile ricordare a Salvini che lotta alla criminalità non è smantellare il modello Riace o prendersela con i disperati della Diciotti, ma combattere davvero le organizzazioni criminali, comprese quelle della regione dove è stato eletto. Il punto è che il  “Contratto” conferma anche su questi aspetti, tutta la sua pericolosità.
Che produce scelte di segno preciso e alimenta un clima che manifesta un evidente abbassamento della guardia nella lotta per la legalità. E un segnale di mortificazione per tanti servitori dello Stato, tante forze antimafia, tanti giovani, tanti cittadini  che combattono ogni giorno. Ieri da Palazzo Chigi è arrivato un nuovo segnale di questa deriva. Altro che manina! Noi, proprio quattro anni fa,  approvammo il reato di autoriciclaggio, le norme sul  rientro dei capitali senza anonimato. Un segnale di valore storico, non solo per l’ordinamento giudiziario, ma per regole trasparenti del mercato, del mercato finanziario. Oggi da Palazzo Chigi arriva una manovra economica e finanziaria che premia gli evasori fiscali, che prevede condoni e colpi di spugna, schiaffeggia e mortifica le persone perbene che hanno fatto il proprio dovere.
No, non è solo un problema di manine e di ministri che non capiscono quello che leggono e quello che firmano. E’ proprio un disegno di cambiamento. Che questo Governo produce ogni giorno con metodo: cambiare, mettere in discussione, smantellare conquiste civili e democratiche. Non tanto del Pd, ma del Paese.

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