Lavoro, a stare fermi facevano meno danni

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Le misure per il lavoro sono pochissime e se possibile riescono a essere pure negative. Se questo governo non facesse ridere, ci sarebbe da piangere

Se questo governo non facesse ridere, ci sarebbe da piangere. La manovra è stata fatta a pezzi nella trattativa con Bruxelles ma visti i presupposti tremendi, il risultato finale non poteva certo migliorare. Le misure per il lavoro si contano sulle dita di una mano e se possibile riescono a essere pure negative. Come si dice, a stare fermi facevano meno danni.

Il reddito di cittadinanza ormai è un bluff e Di Maio non sa più come nasconderlo: oggi sarebbe dovuto essere in Parlamento a rispondere al question time del PD, ma all’ultimo minuto ha inventato una scusa e ha mandato al posto suo il Ministro Fraccaro. Altrimenti avrebbe dovuto chiarire come sia possibile dare 780€ a sei milioni di persone se i soldi rimasti per il reddito sono solo 3,5 miliardi, che bastano a malapena a dare 60€ a testa al mese. Era meglio risparmiare tempo e denaro e rifinanziare direttamente il REI, come il PD ha chiesto fin dall’inizio.

Quota100 invece non è un bluff, ma una misura che crea ingiustificabili disuguaglianze. La platea di 350.000 persone che potranno usufruirne solo nei prossimi tre anni è composta al 90% di uomini, con contratti di lavoro a tempo indeterminato pubblici o privati, e che risiedono per la maggiorparte al centro nord. 38 anni di contributi a 62 anni di età ce li ha solo la parte più benestante del Paese. È la filosofia opposta a quella dell’Ape social per i disoccupati e i lavori usuranti, delle salvaguardie per gli esodati, di opzione donna, e soprattutto non smonta la Fornero perché dopo tre anni queste finestre si chiuderanno. Rimarranno più debito pensionistico da pagare e nessuna garanzia per la pensione dei giovani.

La flat tax si lega strettamente agli effetti perversi del decreto dignità e li raddoppia: di fronte a un sistema di contratti a termine che perde convenienza sia per i datori che per i lavoratori, il governo invita i giovani ad aprirsi una partita IVA con la promessa di pagare solo il 15% di tasse. Ma questo regime sarà un modo per i datori di lavoro di non pagare i contributi per la pensione e per il sussidio di disoccupazione, di non avere responsabilità in termini di sicurezza sul lavoro di queste persone. E non stimola l’economia perché non rende possibile scaricare gli investimenti, né crescere oltre la soglia dei 65.000 euro perché la tagliola fiscale a quel punto diventa macroscopica.

Il decreto dignità e questa misura genereranno una precarietà senza precedenti.
Infine l’ultima trovata di Di Maio, che festeggia come se avesse avuto un’idea geniale, è decisamente la peggiore. Rifiutandosi di accettare la proposta del PD per il taglio del cuneo fiscale, ha pensato bene di tagliare invece i premi INAIL: un miliardo e mezzo di euro in tre anni che i datori di lavoro non pagheranno più, e che invece sarebbero potuti e dovuti servire agli investimenti per la sicurezza sul luogo di lavoro. I morti sul lavoro nei primi otto mesi dell’anno sono stati 713, in aumento rispetto ai 682 dello stesso periodo nel 2017. Ma ormai lo sappiamo bene: la vita vera delle persone a questo governo non interessa.

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