Il Mezzogiorno al centro del nostro impegno

Focus

Il Mezzogiorno è il banco di prova di una alleanza forte dell’intera filiera istituzionale, il banco di prova di un’amministrazione pubblica capace

Le misure destinate al Mezzogiorno nell’ultima Legge di bilancio parlano chiaro: credito di imposta, agevolazioni per le assunzioni a tempo indeterminato, integrazione delle risorse destinate allo sviluppo delle aree interne, costituzione di un Fondo mirato alla crescita dimensionale delle piccole e medie imprese con sede legale e attività produttiva al Sud.

Parlano chiaro le azioni già previste nel Decreto Mezzogiorno che registrano – mi riferisco a “Resto al Sud” – ottime performances: oltre cinquemila domande in compilazione di cui 875 già presentate che significano investimenti per 56.3 milioni di euro e 3mila 200 nuovi posti di lavoro. Spero che lo stesso successo registri la “Banca delle terre incolte”.

A partire dal governo Renzi e poi con il governo Gentiloni l’assunto è stato nettissimo: nessuna logica da “riserva indiana” perché l’obiettivo è il sistema-paese e la centralità del Mezzogiorno in questo sistema. Altro che assenza dall’agenda politica. E d’altra parte la centralità dell’Ilva nel mio impegno anche in queste ore parla chiaro più di mille discorsi.

E dunque perché trasformare questa campagna elettorale in una gara tra chi offre di più per il Mezzogiorno? È un’offesa alle popolazioni e ai territori meridionali, lo dico innanzitutto da cittadina del Sud.

Ragioniamo, invece, su come spendere bene e nei tempi giusti le enormi risorse, statali ed europee, già disponibili. Su come sostenere imprese e lavoro di qualità perché solo così possiamo parlare di un mercato del lavoro capace di accogliere occupazione qualificata e duratura e capace di parlare alle nuove generazioni, quelle a cui abbiamo chiesto competenza ed eccellenza e a cui adesso dobbiamo risposte, rigore, responsabilità.

Ragioniamo su quali filiere produttive possono ragionevolmente imporsi sui mercati internazionali. E su come sosteniamo quelle imprese che sono state capaci di risalire la china. Ragioniamo di qualità della Pubblica amministrazione.

Di come ampliare i risultati positivi di Industria 4.0 al tessuto delle piccole e medie, la grande spina dorsale produttiva del nostro Paese, quella che garantisce valore aggiunto al Mezzogiorno e fa la differenza e di come anche nel Mezzogiorno possano attecchire strumenti come super e iper ammortamento.

Ragioniamo di agricoltura di qualità, di aziende che si impongono sul mercato non per bassi costi, sfruttamento del lavoro nero e caporalato ma per produzioni di qualità.

Ragioniamo su come rafforzare il patto tra piccole aziende e Grande distribuzione.

Ragioniamo su una strategia di integrazione delle risorse e degli strumenti perché è questa la chiave di volta dal momento che, come è ovvio, interventi specifici e interventi a carattere generale si tengono.

Per me il Mezzogiorno è questo: il banco di prova di una alleanza forte dell’intera filiera istituzionale, il banco di prova di un’amministrazione pubblica capace caratterizzata da qualità, trasparenza, ed efficacia e che ha a cuore l’utilizzo virtuoso delle risorse, il banco di prova di imprese proattive, capaci di affrancarsi dalla trappola della vecchia logica assistenzialistica che non funziona più, non può funzionare, e rischia di ridursi in un inutile mordi e fuggi che lascia sul campo solo morti e feriti. Non voglio provocare nessuno: ma se abbiamo regioni dove l’alternanza scuola-lavoro ha funzionato egregiamente e dove ha funzionato meno, oppure ha addirittura fallito, dobbiamo azzerare lo strumento o capire perché non ha funzionato e dove?

Il ragionamento è semplice. Siamo impegnati perché ci sia garanzia dell’effettiva addizionalità degli interventi della politica di coesione attraverso l’applicazione rigorosa della clausola del 34% per gli stanziamenti in conto capitale ordinario. Ad accelerare e sviluppare gli interventi predisposti nei Patti per il Sud che significano infrastrutture, ambiente, attrattori culturali, contratti di sviluppo. Ad intensificare nel Mezzogiorno le principali misure di politica industriale, in particolare quelle di Impresa 4.0. E a rafforzare quanto già inserito nella Legge di bilancio di quest’anno e nel decreto Mezzogiorno. È l’impegno per una qualità circolare, per una alleanza forte tra Istituzioni e territori e per l’alleanza della filiera istituzionale. Coesione, investimenti, competenze. Solo così sarà possibile sostenere la buona economia, la legalità, il futuro affrancandosi da vecchie logiche, da schemi abusati, dalla logica di una emergenza che replica all’infinito solo se stessa.

Questo, per me, è avere cura del Mezzogiorno.

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