Decreto Pillon, il ritorno del padre-padrone

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Zingaretti: “una legge contro le donne e le famiglie. La fermeremo di nuovo insieme all’Italia che non vuole tornare indietro a 50 anni fa”.

Ieri il tweet del segretario Pd Nicola Zingaretti: “Purtroppo non è l’ennesima fake news di questo Governo. Riprende la discussione sull’osceno #ddlPillon, una legge contro le donne e contro le famiglie. Contro la libertà. La fermeremo di nuovo insieme all’Italia che non vuole tornare indietro a 50 anni fa“.
Oggi la dichiarazione della senatrice Valeria Valente, presidente della commissione parlamentare di inchiesta per il Femminicidio: “Se Salvini, come auspichiamo, ha davvero a cuore il destino dei bambini, blocchi subito il ddl Pillon che consente per legge di sottrarre i figli alle madri, ipotizzando sindromi da alienazione parentale che la comunità scientifica nega. Altrimenti siamo di fronte alla solita propaganda, questa volta, però, giocata a danno dei minori“.

Decreto Pillon, riparte l’iter legislativo

Insomma, il governo gialloverde, al netto della tara di scontri, ripicche, liti fra Lega e M5 Stelle, ritrova la sua unità in quello che è senza dubbio uno dei decreti più beceri e sessisti della storia repubblicana.

Oggi pomeriggio è stata convocata una conferenza stampa di protesta, organizzata da una serie di associazioni femministe, centri anti-violenza e sindacati, per fermare l’approvazione del decreto legge, con una adesione trasversale.

Non c’è solo la conferenza stampa di oggi a Roma: in tutta Italia è ripartita, sia nelle piazze sia in rete, la mobilitazione di associazioni per i diritti delle donne.

Il disegno di legge 735, a firma del senatore Simone Pillon, ritorna in commissione Giustizia a palazzo Madama e questo nonostante le dichiarazioni del sottosegretario grillino alle Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora, che lo aveva definito “archiviato“.

La commissione è in sede referente, quindi si andrà avanti con la procedura ordinaria: discussione su ogni articolo del disegno di legge. Lo scopo è quello di redarre un testo unificato che poi sia discusso  in Parlamento, dove il testo non potrà più essere emendato.

Decreto Pillon: i punti per tornare al Medioevo

Il provvedimento della Lega rivede profondamente la normativa in materia di affido condiviso dei figli, separazione e diritto della famiglia. Il testo introduce l’obbligo di affidarsi a un mediatore familiare in caso di separazione, sancisce il diritto alla bigenitorialità, per cui ogni figlio dovrà passare metà del mese con il padre e metà del mese con la madre, e cancella l’assegno di mantenimento per i figli.

Ecco i principali punti contestati:

1. Bambini con la valigia. L’obbligo di frequentare in modo “paritario” i genitori separati da parte dei figli non farebbe altro che sballottare i bambini tra due realtà.

2. Niente assegno mantenimento. La cancellazione dell’assegno di mantenimento per i figli è una vera e propria violenza economica contro le donne.

3. Mediazione familiare obbligatoria ma a pagamento. Un limite alla libertà degli individui e un business per centri privati. C’è chi ha adombrato un conflitto d’interessi, poiché lo stesso Pillon, che è avvocato, “ha uno studio specializzato in materia”.

4. Sindrome da alienazione parentale. E’ uno dei punti più controversi, poiché la cosiddetta Pas (sindrome da alienazione parentale, in base alla quale si prevede che possa essere escluso dalla relazione con i figli chi mette in cattiva luce l’altro genitore) non ha nessuna base scientifica.

Leggere il testo per scoprire gli orrori

Il testo andrebbe letto puntualmente, per scoprire, scrive Valeria Valente su Il Post, “sotto l’ingannevole principio della bigenitorialità (chi mai potrebbe dirsi contrario?) si rivela un testo ideologico in grado di ridisegnare un modello di famiglia che nega alle donne libertà e diritti ma che sopratutto calpesta interessi e diritti dei bambini”.

E prosegue. “Questa la grande truffa che c’è dietro il ddl Pillon: usare i figli come mezzo per riaffermare una sorta di nuova patria potestà o, nella peggiore delle ipotesi, per costringere le donne a rinunciare a scelte di libertà, come può essere quella di chiudere una relazione, persino quando violenta“.

Il ddl Pillon – continua la presidente della commissione Femminicidio – parte dalla negazione di una condizione di disparità oggettiva che esiste nella società, considerato l’alto tasso di disoccupazione femminile e la tragica differenza di stipendi a parità di mansioni, per arrivare a pretendere di trattare in maniera identica situazioni di partenza tanto impari, compiendo sostanzialmente una gravissima discriminazione per legge“.

Così come parte dalla totale negazione dell’esistenza del fenomeno della violenza sulle donne. Si tenta nei fatti di ridurre lo spazio di libertà e di azione femminile, facendole retrocedere per legge nei ristretti perimetri espressi dalla volontà del padre-padrone.

E per arrivare a questo obiettivo – conclude Valeria Valente – che rappresenta bene la drammatica cifra culturale di questo governo, si è disposti a passare sopra il benessere dei bambini: penso alla possibilità agghiacciante, scritta nero su bianco nel testo, di sottrarre un figlio alla madre in caso di violenza in nome di una ipotetica l’alienazione parentale, che, non ci stancheremo mai di dirlo, continua a essere negata dalla comunità scientifica ma persiste nel ddl Pillon, e che, utilizzata già troppo spesso improvvidamente nei tribunali civili, sta provocando già danni enormi, come dimostrano recenti fatti di cronaca“.

Chi è Simone Pillon

L’esponente leghista Simone Pillon è da molti definito un “estremista cattolico”, ma lui si auto “papista”. E’ contrario all’aborto e al matrimonio tra le persone dello stesso sesso, ed è stato infatti tra i promotori più convinti del Family Day.

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