Dl Salvini, una bomba a orologeria sotto la nostra convivenza

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Più irregoleri per strada per effetto dell’avolizione dei permessi umanitari e del depotenziamento degli sprar. Minniti: “E’ il decreto insicurezza”

A ventiquattrore dal via libera da parte del Cdm al cosiddetto “decreto Salvini” su sicurezza e immigrazione, sedimentata la sceneggiata messa in piedi dal ministro dell’Interno, con il comprimario Conte a reggere il gioco (e il cartello), numeri alla mano si comincia a fare i conti con gli effetti che il provvedimento avrà per il Paese.

Si scrive “sicurezza”, si legge “insicurezza”

La prima considerazione è che il decreto sbandierato come portatore di sicurezza, in realtà non farà altro che aumentare l’insicurezza, per effetto del combinato disposto della restrizione delle norme sul diritto d’asilo e dell’abolizione della fattispecie della protezione umanitaria, a cui si aggiunge l’assenza di risorse aggiuntive e di nuove assunzioni per le forze dell’ordine.

In pratica, un numero non banale di persone già presenti sul territorio nazionale che oggi possono fare riferimento a norme precise che ne definiscono status e diritti, da domani si troveranno o prive di protezione (perché la fattispecie che li riguarda non esiste più), o prive di un tetto (per effetto della stretta sull’accesso agli sprar, il servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, nel decreto consentito solo a chi ha già acquisito lo status di profugo e ai minori non accompagnati).

Dopo l’approvazione del decreto, dunque, i richiedenti asilo si ritroveranno per strada, alimentando dunque la narrazione dello stesso ministro dell’Interno, o nella migliore delle ipotesi ospitati nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria), strutture già oggi più difficilmente controllabili, che verranno verosimilmente stipate con un carico di presenze di difficile gestione, creando dunque una maggiore – e non una minore – domanda di sicurezza.

Il tutto, è l’altro dato che completa il quadro, mentre il numero dei rimpatri cala (anche per effetto delle scarse risorse), alla faccia dei numeri promessi da Salvini in campagna elettorale.

Minniti e le “mele avvelenate”

Per l’ex ministro Marco Minniti, intervistato a Circo Massimo su Radio Capital, il decreto “passerà alla storia come decreto insicurezza”.
“Ci sono due cose particolarmente gravi, due mele avvelenate – ha spiegato Minniti -: una è la cancellazione dei permessi umanitari. Era una via che consentiva un percorso di integrazione. Così si producono marginalità e clandestinità, che spesso portano a un aumento della propensione a delinquere. L’altra mela avvelenata – ha aggiunto – è il depotenziamento degli sprar, che è catastrofico. Insieme alla cancellazione del decreto per le periferie sicure, ci dice che abbiamo accantonato la via dell’integrazione”.

“Altri paesi hanno fatto in anni passati come sta facendo l’Italia – ha avvertito l’ex ministro -. A un certo punto si sono svegliati e hanno visto dei loro figli che facevano attentati nelle loro capitali. Con queste due scelte stiamo mettendo una bomba a orologeria sotto la nostra convivenza”.

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