Sì al decreto Sicurezza. Zingaretti: “M5s schiavi”

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I parlamentari del Pd in Aula con t-shirt recanti la scritta: “Non sprechiamo lʼumanità”

Come previsto, il Senato ha approvato con 160 voti favorevoli – dunque sotto la maggioranza dei senatori ma comunque sufficienti a battere i voti contrari – il decreto Sicurezza fortemente voluto dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini: dopo il via libera della Camera arrivato il 25 luglio questo è stato l’ultimo passaggio per la conversione in legge del dl. La pattuglia di senatori M5s dissidenti all’ultimo si è assottigliata: in cinque escono dall’Aula, gli altri votano per non far cadere l’esecutivo. Danno una mano pure Fdi che si astiene e Fi che è in Aula ma non partecipa al voto.

Fra le polemiche dell’opposizione, nel pomeriggio era arrivata la decisione del governo di porre la questione di fiducia sul decreto. I voti contrari sono stati 57 e 21 gli astenuti. I presenti erano 289, i votanti 238 e la maggioranza richiesta era di 109.

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, dopo il via libera al provvedimento ha parlato di un Movimento Cinque Stelle “schiavo”, sottolineando come ora “la situazione peggiorerà” e assicurando che “L’Italia è migliore” di quanto visto oggi e che “li manderemo a casa”.

Sulla carta la maggioranza di governo poteva contare su 165 voti (più i due senatori del gruppo Maie che hanno sempre votato con la maggioranza) ma nei giorni scarsi era tanta la tensione per l’incognita sui numeri, alla luce dei malumori interni al Movimento 5 stelle.

Durante le dichiarazioni di voto, o tramite post sui social, alcuni senatori del Movimento 5 Stelle avevano annunciato di non votare il decreto: è il caso di Virginia La Mura e Matteo Mantero, entrambi annoverati tra i “dissidenti” pentastellati a palazzo Madama. Ma era scontato il voto favorevole della Lega e della maggioranza dei senatori M5S. Forza Italia ha deciso di non partecipare al voto. Anche i senatori forzisti dell’area Toti si sono allineati a questa scelta. Fratelli d’Italia, condividendo alcune norme del decreto, ha annunciato l’astensione (essendo stata posta la questione di fiducia sul provvedimento). Contrari il Partito Democratico, Leu e alcuni esponenti di Svp e del gruppo Misto.

In mattinata era arrivato il primo scontro con le opposizioni quando il governo aveva dichiarato i pareri sugli ordini del giorno, dicendo no alla richiesta del Pd a procedere con lo sgombero del palazzo romano occupato da Casapound.

Poi, a mezzogiorno, la discussione si è accesa sulle questioni pregiudiziali del decreto sicurezza bis. Pregiudiziali che chiedevano di non discutere il testo e che sono state subito bocciate. Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno votato insieme alla maggioranza. E il Pd ha puntato l’indice contro di loro. “Il voto sulle pregiudiziali al decreto Sicurezza bis certifica la nascita di una nuova maggioranza. Con Lega e 5s, contro la nostra pregiudiziale, hanno infatti votato i senatori di FdI e di FI. Il Pd – dice una nota Dem – è ormai l’unica opposizione al governo presente in Parlamento”.

Ma la tensione è salita nel momento in cui il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, ha annunciato di porre la fiducia: sono partiti applausi di scherno e grida “vergogna” dai banchi del Pd, che per protesta ha indossato delle magliette bianche con l’immagine di un uomo gettato in un cestino della spazzatura e la scritta: “Non sprechiamo l’umanità”. L’immagine raffigurata nelle t-shirt è un’opera di Roberto Barni. “Barni ha regalato l’opera alla festa dell’unità di Pistoia – ha spiegato la senatrice dem Caterina Bini – e abbiamo deciso di farla diventare il simbolo della nostra protesta contro il decreto”.

E a Roma c’è anche chi è sceso in piazza e chi è in sciopero della fame: sigle e associazioni della società civile hanno protestato contro quel decreto. Un provvedimento definito “un atto criminale” da padre Alex Zanotelli, il missionario che ha deciso di digiunare per 24 ore, mentre davanti a Montecitorio sfilano le associazioni aderenti alla rete “Restiamo umani”, affiancate da Verdi, Sinistra italiana e da altre realtà come “Mani rosse antirazziste”.

Ora i fari sono puntati sulle mozioni della Tav, che si voteranno sempre in questa settimana. Favorevoli dalle opposizioni, contrarie dal M5S. La Lega potrebbe astenersi in ogni caso, tanto dà il risultato della Torino-Lione per acquisito. Con Salvini che avverte: “Chiunque dirà no alla Tav, stia bene attento, perché mette a rischio il governo”. Ripetendo poi di essere “stufo degli attacchi da parte degli alleati”, il vicepremier sottolinea che “o tutti fanno il loro lavoro, oppure la pazienza finisce.

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