Zaia, sui vaccini stai sbagliando. Ecco perché

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Sul decreto il governatore del Veneto presenterà ricorso alla Consulta, ma l’Istituto superiore di sanità spiega perché l’obbligo di vaccinazioni è necessario

“Non contro i vaccini ma contro l’obbligatorietà. All’obbligo dobbiamo rispondere con il dialogo”. Con queste parole il governatore del Veneto Luca Zaia ha annunciato di voler impugnare la legge e il decreto vaccini di fronte alla Corte costituzionale (questo articolo spiega cosa prevede legge, quali sono i vaccini da fare e quando farli).

Sulla necessità di dialogo, di confronto sui temi scientifici – tema spesso tirato in ballo dagli antivax – ha già risposto in maniera molto efficace Piero Angela, ospite di Lucia Annuziata insieme al medico Roberto Burioni. La scienza non prevede opinioni, ma solo dati verificabili e sulla base di dati chiari.

E proprio i dati più recenti sulle coperture vaccinali diffusi dal ministero della Salute dimostrano proprio la necessità dell’obbligatorietà dei vaccini in tutta Italia, Veneto compreso. Dati che sono stati infatti citati dal presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, in un editoriale sulla newsletter dell’istituto pubblicata oggi.

“I dati di copertura vaccinale del 2016, appena pubblicati dal ministero della Salute, mettono in evidenza che poca strada è stata fatta per risalire la china delle coperture vaccinali in Italia – scrive il presidente dell’Istituto superiore di sanità – Ed è proprio l’analisi approfondita di questi dati a dimostrare la necessità delle misure urgenti espresse dal recente decreto. Un’esigenza che riguarda anche regioni virtuose come il Veneto dove nel 2007 è stato sospeso l’obbligo vaccinale costruendo un sistema di monitoraggio sulle vaccinazioni promuovendo un’adesione consapevole all’offerta vaccinale”.

Un sistema di cui Zaia parla con orgoglio: “Il Veneto, che non ha l’obbligo vaccinale, così come 15 Paesi europei importanti (dalla Germania alla Spagna, dal Regno Unito ai Paesi del nord Europa), ed è l’unica regione ad avere un’anagrafe vaccinale digitale, ha dimostrato, con una performance del 92,6%, che non è l’obbligo a risolvere il problema, quanto il dialogo con le mamme e le famiglie”.

Del motivo per cui in alcuni Paesi europei non c’è l’obbligo vaccinale mentre in Italia sì abbiamo già parlato. Anche la questione della percentuale della copertura vaccinale dovrebbe essere ormai chiara, anche se nemmeno il presidente della Regione Veneto sembra preparato sull’argomento: il Veneto è sì sopra la media nazionale per la copertura di vaccinazioni raccomandate come morbillo, parotite e rosolia, ma è comunque al di sotto del livello di sicurezza del 95%.

Inoltre, come evidenzia Ricciardi, il Veneto risulta fra le poche regioni ad avere un recupero della copertura della vaccinazione esavalente inferiore al 5% a 36 mesi, quindi solo il 5% dei bambini non vaccinati secondo il calendario prestabilito si mette in pari con questa vaccinazione entro i tre anni, mentre la media italiana è del 18%.

Questo sistema, quindi, “non è riuscito a impedire un livello insoddisfacente di copertura – fa notare il presidente dell’Istituto superiore di sanità – proprio sulle vaccinazioni obbligatorie, che è infatti inferiore di oltre un punto rispetto alla media nazionale. Se questo accade nel contesto di una regione dove pure c’è un’offerta vaccinale ampia e gratuita e dove c’è una particolare attenzione alla comunicazione e promozione della vaccinazione ciò significa che senza interventi mirati e omogenei sul territorio nazionale il rischio di un ulteriore calo delle coperture e quindi la dispersione di anni di campagne pubbliche di prevenzione è molto elevato”.

“In Veneto le percentuali di copertura vaccinale sono nettamente al di sotto del livello di sicurezza, e la cosiddetta ‘immunita’ di gregge’ non è garantita – ha dichiarato anche la deputata pd Daniela Sbrollini, vicepresidente della Commissione Affari sociali e sanità – Purtroppo le dichiarazioni del governatore del Veneto Luca Zaia in materia di vaccini sono assolutamente da smentire, poiché i dati che giungono dal ministero della Salute ci dimostrano chiaramente che il Veneto era un tempo tra le Regioni più sicure e proprio da quando è stata introdotta la facoltà di non vaccinare i propri figli i livelli si sono notevolmente abbassati mettendo così a rischio la salute pubblica”.

“La copertura vaccinale dei principali vaccini – ha aggiunto Sbrollini – è crollata in maniera omogenea dal 97% (2007) fino al di sotto della soglia del 90% (2016) in alcune Ulss; la situazione appare drammatica. Tali coperture riguardano patologie importanti come Polio, Difterite Tetano, Pertosse, Epatite B, Hib e morbillo. Ogni genitore deve sapere che non vaccinare il proprio figlio non è potenzialmente dannoso solamente per la propria famiglia ma costituisce un rischio per l’intera comunità”.


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