Del Grande: “Non sono un eroe”. E si appella ad Ankara: “Liberi tutti i giornalisti”

Focus

“Non è accettabile essere incriminati per il lavoro che si svolge”, dice incontrando i giornalisti alla stampa estera

“Non sono un eroe, non mi piace l’idea che un arresto cambi il valore di un lavoro e chiedo di essere giudicato per il mio lavoro, quello che ho fatto e che farò”. Così il giornalista Gabriele Del Grande in conferenza stampa nella sede della Stampa estera a Roma all’indomani della sua liberazione dalle carceri turche.

“Non ho ancora avuto accesso al mio fascicolo né i miei avvocati, quindi non so perchè sono stato fermato, quello che posso dire è che sono entrato con un passaporto regolare e un timbro regolare, non volevo andare in Siria e non sono stato fermato al confine. È stata una situazione grave, di violazione delle libertà fondamentali come individuo e come giornalista”, ha aggiunto il reporter fermato due settimane fa in Turchia.

“Io sono stato il numero 175 tra i giornalisti presenti nelle carceri turche, secondo i dati ufficiali. Faccio quindi appello (alla Turchia, ndr) perché liberi tutti i giornalisti. A me è andata bene, perché le forze diplomatiche si sono mobilitate, ma ci sono tanti colleghi ancora presenti in carcere. Non è accettabile essere incriminati per il lavoro che si svolge – ha aggiunto – La gente deve sapere” cosa succede nel mondo.

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