I desolanti passi indietro sulla politica industriale

Focus

Dentro la manovra ci siano elementi ancora non del tutto chiari. E sopratutto mancano politiche organiche per le imprese e per il lavoro

Le modalità con cui è stata varata la legge di bilancio per il 2019, un maxi emendamento blindato presentato all’ultimo momento, fa si che dentro questa manovra ci siano elementi ancora non del tutto chiari e il cui impatto si sta definendo meglio col passare delle settimane.

Si potrebbe in questo citare quale esempio la norma che prevede la decurtazione dei premi INAIL. Norma che la maggioranza menziona spesso ma che, spiacevolmente, trova la sua copertura non sulla fiscalità generale bensì in una riduzione di impegno dell’INAIL stesso nel settore dell’attività di sostegno alla diffusione della cultura della prevenzione nei luoghi di lavoro. Così come equivoca appare la norma che impone alle amministrazioni territoriali l’accesso dei veicoli elettrici alle ZTL. Norma questa che al di là del merito è ordinamentale, di dubbia sostenibilità da un punto di vista generale e tocca competenze specifiche degli enti locali. Che puntualmente hanno già espresso le più ampie perplessità. Anche qui si è voluto affrontare il tema regolatorio di come favorire la mobilità a basso inquinamento nei centri delle città, che per altro costituisce uno strumento importante per orientare le scelte dei consumatori e quindi lo sviluppo dell’industria dell’automobile, in maniera dirigistica e sbagliata.

Detto ciò anche nella versione rivista nella nuova legge di bilancio rimane una desolante mancanza di politiche organiche per le imprese e per il lavoro. In altri termini si conferma la mancanza di una visione industriale del Paese, quella stessa visione che sostenuto la nostra ripresa.
Dal punto di vista della fiscalità il semplice raddoppio dell’esistente deducibilità IMU per i beni ad uso strumentale o la riduzione dei premi INAIL, già menzionata, a fronte dell’esigenza di intervenire concretamente sul costo del lavoro sono interventi insufficienti. Interventi che non possono costituire esempi concreti di fiscalità per la crescita anche in considerazione dell’abolizione dell’ACE, l’aiuto alla crescita economica, della nuova imposta IRI destinata particolarmente alla piccole medie imprese, e di una tassazione globalmente più elevata.

D’altra parte un tema di grande rilevanza per il futuro, come quello della mobilità sostenibile, viene trattato mediante una rottamazione basata sul metodo del “bonus-malus”: ovvero fissato un limite di emissione si sostengono i costi di sgravi per chi acquista veicoli al disotto di tale limite con le sovrattasse applicate a tutti gli altri veicoli. Cosa non solo socialmente iniqua, perché fa pagare anche ai cittadini meno abbienti i costi della diffusione di modelli di veicoli elettrici ed ibridi di più elevato costo, ma che non tiene affatto conto di quello che sono il potenziale ed i tempi necessari allo sviluppo della filiera nazionale dell’auto elettrica. Sviluppo che potrebbe costituire una importante occasione di rilancio del settore e che così facendo invece si mette a rischio.

Se a ciò uniamo altri fattori il quadro appare allarmante. Penso ad esempio alla riduzione significativa di Industria 4.0, che non è solo economica ma anche concettuale laddove si puniscono gli investimenti maggiori con una logica elettorale priva di senso tecnico. Oppure alla riduzione del credito di imposta per le attività di ricerca e alla rimodulazione al ribasso del sostegno alla formazione tecnica e professione, senza parlare dell’assenza di una organica attenzione per il sud del Paese. Siamo di fronte a una chiara disgregazione di un processo organico di rilancio della manifattura e dell’industria italiana che non potrà non avere conseguenze. Le misure minori collegate alle “blockchain” e all’intelligenza artificiale benché meritevoli, ancorché numericamente esigue, si presentano come manifesti che non intaccano i problemi sistemici dell’impresa e della manifattura nazionale. Occorre invertire la rotta al più presto. Riprendere il percorso di Industria 4.0 puntando sui temi più delicati (Comptence Center, formazione, sud) e intervenire sui fattori di produttività ( taglio del cuneo fiscale) aiutando ancora la crescita dimensionale delle imprese, la loro propensione all’export, la semplificazione burocratica. Tornare a percorre questa strada, evitando anche errori macroscopici come quelli compiuti col decreto Dignità, è oggi più che mai necessario. Per il futuro del nostro Paese, della manifattura e della creazione di lavoro di qualità che deve rimanere il punto centrale di ogni azione di governo in questo settore.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli