I Di Battistas, quando la democrazia sopporta tutto…

Focus

Le minacce di Dibba, lo spirito nostalgico del padre Vittorio: forse sono reati, ma il nostro sistema è tollerante e civile

Di Battista padre e Di Battista figlio hanno proprio gli stessi geni (parliamo di Dna, non di intelligenza): sono due violenti. Del figlio si sa talmente tanto che scriverne è una barba, diciamo per farla corte che è la politica ridotta al livello più coatto – come si dice nella sua Roma – che la storia ricordi. Anche ieri Dibba si è distinto per un messaggio intimidatorio al Colle: attento, Mattarella, che se “fermi il cambiamento” (cioè quello che per lui è il cambiamento) rischi (“Invito tutti i cittadini a farsi sentire. Usiamo la rete, facciamo foto, video”).

Ma peggio del figlio potè il padre Vittorio, già gran fascistone. Al Capo dello Stato scrive: “Vada a rileggere le vicende della Bastiglia, ma quelle successive alla presa. Quando il Popolo di Parigi assaltò e distrusse quel gran palazzone, simbolo della perfidia del potere, rimasero gli enormi cumoli di macerie che, vendute successivamente, arricchirono un mastro di provincia. Ecco, il Quirinale è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue”.

Ed ecco il fascistone con la penna intinta nell’olio di ricino: “Se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni. Arricchirebbe di democrazia questo povero paese e ridarebbe fiato alle finanze stremate. Forza, mister Allegria, fai il tuo dovere e non avrai seccature”.

Meriterebbe una denuncia penale? Certamente. Ma la democrazia è forte, ma così forte, da poter tollerare anche le corbellerie di un anziano evidentemente fuori di testa. Vale anche per il figlio. Che, fra parentesi, prima va in America meglio è. Anzi, si porti appresso pure papà.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli