Di Maio non faccia il coniglio sull’Ilva

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Alla richiesta dell’ex ministro Carlo Calenda di fare “un bel confronto posato e costruttivo su decreto dignita e Ilva”, il vicepremier grillino decide di non rispondere

A che gioco sta giocando Di Maio? A questo punto della vicenda Ilva, l’unico a poter dire cosa fare è il ministro dello Sviluppo che dovrà decidere se ritenere ancora valida la gara – preparata con l’ausilio dell’Avvocatura dello Stato – o se invece chiudere il più grande impianto del Mezzogiorno.

Ma il vicepremier grillino decide di non decidere. E soprattutto sceglie di non confrontarsi sulla vicenda. Alla richiesta dell’ex ministro Carlo Calenda di fare “un bel confronto posato e costruttivo su decreto dignita e Ilva”, decide infatti di non rispondere. Un confronto sarebbe certo una soluzione ragionevole per far emergere la vera posizione del governo sull’Ilva, dando finalmente qualche certezza ai lavoratori e ai cittadini di Taranto. Ma si tratta forse di una scelta fin troppo democratica per i criteri che ultimamente stanno guidando le scelte del M5s.

Il problema è che Di Maio, anche in questo frangente, non smette di fare campagna elettorale. L’Anac, che era stata interpellata al riguardo proprio dal nuovo ministro, ha detto che sì ci sono criticità nella gara che ha portato Governo e commissari ad aggiudicare l’Ilva alla cordata formata da Arcelor Mittal e Marcegaglia, ma ha sottolineato anche che non ci sono possibili casi di illecito.

Un concetto evidenziato bene sulle colonne di Democratica dalla responsabile Mezzogiorno del Pd, Teresa Bellanova, che a Di Maio chiede di “decidere se ritenere la gara ancora valida o no”. Anche il segretario dem Maurizio Martina, intervenendo ieri a Gallipoli, ha chiesto al governo di “prendere delle decisioni con serietà dicendo chiaramente cosa vogliano fare per salvaguardare l’occupazione, la salute, il territorio”.

Quello che è certo è che la gara si è svolta e conclusa in base ad una precisa normativa, passata al vaglio anche dell’Antitrust europeo che a maggio ha dato il suo ok. Mentre il piano ambientale è stato gestito dal ministero dell’Ambiente con una procedura specifica, mentre eventuali rilanci delle offerte sono stati esclusi dall’Avvocatura dello Stato.

Dura anche la reazione del segretario nazionale dei metalmeccanici della Cisl, Marco Bentivogli, che in un’intervista rilasciata ad Avvenire ha accusato il governo di fuggire dalle proprie responsabilità: “È il ministero dello Sviluppo economico che deve valutare se è preminente l’interesse pubblico”, ha detto riferendosi all’eventuale annullamento della gara che ha aggiudicato l’Ilva ad Arcelor Mittal. “E invece il governo ha scaricato sull’Avvocatura dello Stato. Dopo Tar, Anac, Europa e Avvocatura, restano Onu, Aia per poi capire che non si governa scappando dalle responsabilità”.

Nel frattempo il giornalista David Parenzo ha offerto la propria disponibilità a ospitare nella trasmissione In Onda il confronto con Di Maio proposto da Calenda. Ma difficilmente il vicepremier grillino accetterà la richiesta: finora è sempre fuggito dai confronti.

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