E Di Maio sbagliò Gilet

Focus

La leader di Ric sconfessa Chalençon e scarica i grillini: “Non è il nostro portavoce. AAvevo detto che non li avremmo incontrati”

C’erano un francese, un croato e un italiano: potrebbe cominciare così il racconto del tour europeo del duo istituzional-descamisado Di Maio-Di Battista, in giro per il Continente in cerca di alleati, che ieri ha fatto tappa nelle banlieue parigine per incontrare uno dei sottoleader del movimento dei Gilet Jaunes, il fabbro provenzale Christophe Chalençon.

E davvero la cosa rischia di diventare una barzelletta, dopo la notizia che Ingrid Levavasseur, la leader di RIC (la branca dei Gileti Gialli che hanno annunciato una propria lista alle europee, di cui Chalençon si era dichiarato portavoce presso i grillini) ha scaricato in malo modo il fabbro, dicendo di lui: “non è affatto il nostro portavoce, si è voluto mettere in mostra con gli italiani”, e dei Cinquestelle: “Ho saputo dell’incontro all’ultimo minuto, avevo detto che non li avremmo incontrati”.

Una brutta figura in piena regola, ma anche una tegola pesante sull’ambizioso progetto dei due grillini: arrivare ad allearsi con un numero di nazionalità sufficienti (almeno sette) a formare a Bruxelles un gruppo autonomo dopo il voto europeo di maggio.

La realtà per il momento dice però tutt’altro, con il tour della coppia che si sta trasformando in una specie di via crucis, una sorta di lente distorta che ci restituisce l’immagine dilatata di quale cosa piccolissima (e isolata) stia diventando l’Italia gialloverde fuori dai confini nazionali.

Del resto anche il sedicente portavoce Chalençon (per inciso un islamofobo di estrema destra, che a dicembre evocava la guerra civile), appena salutati i due, si era precipitato ai microfoni di Le Parisien per precisare che con i Cinquestelle non c’era ancora “nessuna alleanza”.

In realtà l’operazione che stanno tentando di Di Maio e Di Battista è chiara: mettere in piedi un accrocchio populista che alle elezioni europee faccia da salvagente a un movimento in crisi di consensi e cannibalizzato in patria dall’alleato di governo, restituendogli almeno in parte l’allure di forza “di rottura” e anti elite. Riusciranno nell’intento? Non contando i francesi, hanno detto sì solo finlandesi, polacchi e croati; l’unica cosa certa, per ora, è che anche se Di Maio continua a fare finta di niente adesso l’elite è lui, e un vicepremier che se ne va in giro per l’Europa a fare marketing presso le forze antisistema rischia di mettere alla berlina non solo, come è successo in Francia, i Cinquestelle, ma l’intero Paese e con lui le sue istituzioni.

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