Sul governo decide la “democrazia” di Casaleggio

Focus

Lo strumento fondante della democrazia diretta, sognata da Gianroberto Casaleggio, ha da sempre sollevato pesanti dubbi

“Confermi Luigi Di Maio come capo politico del Movimento 5 Stelle?”. È questa la domanda su cui gli iscritti al M5s potranno esprimersi sulla piattaforma Rousseau dalle 10 alle 20 di domani, 30 maggio. A chiedere il voto è lo stesso Luigi Di Maio, che dopo la crisi che ha investito il Movimento Cinquestelle, in seguito al deludente risultato alle Europee 2019, è stato messo nel mirino da molti dei suoi.

Deciderà dunque una piattaforma di un cittadino privato, Davide Casaleggio: altro che trasparenza! Il conflitto d’interessi qui è palese, e mai così sfacciato.

La “democrazia” di Casaleggio

E’ un passaggio, questo, su cui riflettere a fondo. Lo strumento fondante della democrazia diretta, sognata da Gianroberto Casaleggio, ha da sempre sollevato pesanti dubbi. In occasione di votazioni particolarmente partecipate, la piattaforma Rousseau è andata in tilt per il volume di traffico eccessivo, come è accaduto anche il 18 febbraio nel caso del voto sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sul caso Diciotti. E non solo. Ci sono poi questioni legate alla sicurezza. Il sito è stato hackerato diverse volte e nel gennaio 2018 è intervenuto il Garante della privacy, con un provvedimento in cui sottolineava le criticità del sistema di voto informatico messo a punto dalla Casaleggio Associati. Il 18 maggio 2018, alla vigilia del voto di ratifica del contratto di governo stipulato da Lega e M5s, il Garante si espresse nuovamente evidenziando che alcune criticità erano state superate ma sottolineando la bassa sicurezza delle password.

Ma se la sicurezza dei dati, dei voti e delle possibili violazioni della privacy sono questioni di vitale importanza, il punto per un movimento che aveva fatto della trasparenza il suo valore fondante, è anche un altro. Non dovrebbe essere questa una decisione condivisa all’interno dei gruppi parlamentari pentastellati che questa sera si riuniranno in un’assemblea che si preannuncia infuocatissima? E – ripetiamo – è giusto che una scelta del genere venga delegata agli iscritti, su una piattaforma gestita da una società privata che – sempre secondo il Garante della privacy – non impedisce che il risultato finale venga manipolato?

Dopo Di Maio cadrebbe il governo?

La questione non è semplice. Il risultato del voto potrebbe mettere in moto un processo irreversibile per la tenuta del governo. Come potrebbe, infatti, un capo politico sfiduciato dalla propria base, continuare a ricoprire il ruolo di vicepremier?

Bella domanda. Il nesso fra Di Maio e la tenuta dell’esecutivo di Giuseppe Conte è evidente. C’è chi ipotizza un abbandono, comunque, del ministero dello Sviluppo proprio per “alleggerire” il peso di Di Maio.

Il problema vero però non è mai stata quindi la leadership Di Maio. E’ evidente che il vicepremier grillino in questo momento recita il ruolo del capro espiatorio di una classe dirigente che non si è mai formata. La batosta della discesa verticale dei consensi non è inaspettata e deriva direttamente dalla strategia della Casaleggio Associati con le decisioni prese in un circolo ristretto, scelto a discrezione e le modalità della comunicazione.

Segreteria o Direttorio

Le ipotesi in campo per superare il guado sono quelle di una segreteria politica per il M5s o di un direttorio bis che esautori Di Maio, lasciandolo al suo posto, un po’ come successe alla Raggi. Tant’è che Di Battista è ritornato – dopo un lungo periodo di silenzio e come se nulla fosse – al suo antico attivismo.  In questo “momento di difficoltà”, in cui “abbiamo appena preso la più grande scoppola della nostra vita”, scrive Di Battista scrive ricordando che, se “la Lega ha vinto le elezioni europee, quelle che danno i numeri in Parlamento le abbiamo vinte noi”.

Torna Dibba

Insomma l’ex parlamentare vuole tornare in campo. Molti colleghi di partito lo considerano l’unico in grado di risollevare le sorti del Movimento. Ma c’è anche chi non digerisce il rientro di Di Battista come uomo della provvidenza. Ed è probabilmente a lui che si riferisce Di Maio stizzito quando scrive sul Blog: “A differenza di alcuni, ma assieme a tanti anche di voi, sono sei anni che non mi fermo e credo di aver onorato sempre i miei doveri, rendendone sempre conto a tutti gli iscritti e gli attivisti del MoVimento” .

Di certo a frenare le tentazioni di far saltare il tavolo c’è anche il divieto dei due mandati: un ritorno al voto manderebbe in panchina un’intera classe dirigente, a partire da Di Maio, da Roberto Fico e dalla maggior parte di ministri e sottosegretari. E questo è un rischio che nessuno vuole correre. Senza contare del terrore che si è impadronito dei parlamentari pentastellati di fronte al rischio di un tutti a casa.

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