Di Maio non convince. Pd: “Chiarisca in Aula”

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Bugie, lavoro nero, ipotesi di abuso edilizio: un carico troppo pesante per un ministro del lavoro. E’ ora di dare spiegazioni.

“Cambia versione ogni giorno, ogni ora. E’ confuso, contraddittorio, smemorato. Purtroppo Luigi Di Maio è il ministro del lavoro e non si può permettere tutte le ambiguità che stanno venendo fuori sul suo conto e sul conto dell’impresa familiare (di cui è socio al 50%) riguardo proprio al tema del lavoro nero”. Con queste parole il capogruppo Pd al Senato, Andrea Marcucci inchioda il vicepremier alle sue responsabilità, perché sono ancora troppe le domande a cui bisogna dare chiarimenti. “L’esponente 5 stelle – continua Marcucci – cerca di scappare, ma deve venire in Parlamento a difendersi, a fornire una versione definitiva. Oggi è acclarato che il ministro sapeva (per sua stessa ammissione) che l’Ardima aveva cause in corso per lavoro in nero e mancati versamenti previdenziali anche quando lui era già titolare dell’impresa. Sapeva di mentire quando ha detto di aver lavorato due estati di seguito con il padre (ci ha lavorato due mesi, lui in regola, i suoi colleghi no) mentre invece lavorava in nero in una pizzeria. Sappiamo che la ditta di famiglia era intestata alla madre di Di Maio, con il ‘piccolo’ particolare che la madre è insegnante e la normativa esclude la possibilità che gli insegnanti possano svolgere la funzione di amministratori in una società”.

Questa è un novità emersa nelle ultime ore e che aggrava una situazione già grave di per sé. E’ stata la deputata del Pd Anna Ascani a chiedersi per prima come fosse possibile che una dipendente pubblica potesse anche ricoprire un ruolo apicale in una società. Secondo la normativa vigente infatti: “Il personale di cui al presente titolo non può esercitare attività commerciale, industriale e professionale, ne può assumere o mantenere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società od enti per i quali la nomina è riservata allo Stato e sia intervenuta l’autorizzazione del Ministero della pubblica istruzione (Art 508 TU 297/1994). La madre del Ministro ha ricevuto un’autorizzazione speciale per svolgere questa attività? Può fornirci le carte che attestino che fosse tutto in regola?  

Insomma versioni contrastanti, bugie, lavoro nero, ipotesi di abuso edilizio: un carico troppo pesante per un ministro del lavoro. E’ ora di dare spiegazioni.

Sull’argomento leggi anche La Di Maio senior story che mette il ministro nei guai

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