Le minacce di Di Maio da Fazio? Pagina nera del servizio pubblico

Focus

Mai si era visto un tale livello di asservimento del servizio pubblico: chi si assume la responsabilità di un episodio così inqualificabile?

Quella andata in scena a “Che tempo che fa” è una delle pagine più nere che il servizio pubblico abbia mai offerto nella sua storia: un leader di un partito politico, Luigi Di Maio, irrompe al telefono in una trasmissione di varietà per chiedere lo stato di accusa del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, peraltro annunciando una procedura senza alcun fondamento giuridico, già ampiamente bocciata dai costituzionalisti.

Di Maio da Rai1 ha lanciato indisturbato minacce contro il Capo dello Stato, senza alcun contraddittorio politico o giornalistico, ma anzi ricevendo addirittura l’invito del conduttore Fabio Fazio per la prossima puntata.

Mai si era visto un tale livello di asservimento del servizio pubblico: chi si assume la responsabilità di un episodio così inqualificabile? Quale direttore pagherà?

Come è possibile che in una fase politica così drammatica e delicata una scena del genere non abbia avuto una gestione giornalistica, con relativa catena di controllo?

A che serve avere centinaia di giornalisti se in situazioni così delicate viene lasciato campo libero a conduttori-artisti, abituati in genere a promuovere libri, in trasmissioni prodotte da società esterne che non rispondono ad alcuna testata giornalistica?
Davvero si può lasciare la massima istituzione del Paese e massima garanzia costituzionale, la Presidenza della Repubblica, alla mercé di tale pressappochismo nella principale rete pagata dal canone di tutti gli italiani?

La presidente Maggioni, il direttore generale Orfeo e i consiglieri di amministrazione Rai come fanno a non dire nulla?

 

Post pubblicato su Facebook

Vedi anche

Altri articoli