La Casaleggio Srl inventa il gioco delle parti: Fico a sinistra, Di Maio al centro, Dibba a destra

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In allarme per i sondaggi tutti negativi e preoccupati dell’egemonia di Salvini, i pentastellati le trovano un po’ tutte per risalire la china. Ma il messaggio è confuso

Adesso cominciano a inventarsele tutte, i grillini di lotta e di governo. Per dire la più penosa: l’ex Iena Dino Giarrusso, quello che, trombato alle elezioni, gira tutti i talk show rimediando spesso brutte figure, andrà a controllare i concorsi universitari, collaborando con il sottosegretario all’Istruzione Fioramonti. Un posticino gliel’hanno trovato (è il secondo, dopo la collaborazione con Roberta Lombardi). Ironie inevitabili sui social, tipo: “Complimenti per la pagliacciata. Il Gabibbo a che ministero lo mettete?”. Questo Giarrusso è stato finora una delle facce diciamo così “di sinistra” del Movimento: anche ieri ha manifestato grande apprezzamento per Roberto Fico, quel Fico che nello schema studiato dalla Casaleggio Srl è l’uomo che parla alla pancia più ostile al connubio con Salvini (mentre Di Battista è una specie di movimentista super-populista che può piacere a destra e Di Maio, come in tutti i partiti tradizionali, è il centro che dirige tutto). E’ evidente dunque che di fronte al preoccupante calo nei sondaggi – 4, 5 punti in tre mesi – la Casaleggio Srl corra ai ripari muovendo tutte le pedine a disposizione e giostrando all’inseguimento di Salvini su una linea securitaria pur prendendone le distanze sul tema dell’immigrazione.

In questo affannoso rincorrere, Di Maio – che evidentemente soffre la leadership reale del governo di Salvini – esalta le proteste degli sfollati genovesi (tanto Toti e Bucci sono di Forza Italia) e da Foggia si fa bello della lotta al capolarato “dimenticando” che la legge contro l’odioso sfruttamento soprattutto in Puglia porta la firma del governo Renzi. E sullo sfondo, poi, c’è il drammatico braccio di ferro sulla legge di bilancio: privilegiare il reddito di cittadinanza o la flat tax, o per meglio dire la brutta copia dell’una o dell’altra – che più di questo, ha fatto capire Tria, non si può fare?

Insomma, è un accumulo di messaggi e segnali destinato a confondere ancor di più quell’elettorato che il 4 marzo ha barrato il segno a cinque stelle senza per ora ricevere molto in cambio se non l’egemonia tritatutto della Lega. Ma non è facile adesso uscire dall’imbuto nel quale Di Maio ha gettato il suo partito: se entrasse in rotta di collisione con Salvini rischierebbe di consegnare al medesimo Salvini la scusa per correre alle urne; se lo assecondasse troppo ne finirebbe mangiato – come sta in parte avvenendo.

Ecco perché i grillini camminano sul filo di un’alleanza necessaria ma controproducente. Di qui il protagonismo del presidente della Camera, ansioso di presentarsi come alternativa a Di Maio, se e quando sarà. La sua critica senz’appello alla linea salviniana sul caso Diciotti non poteva non piacere alla platea della festa dell’Unità di Ravenna, in cerca di appigli positivi cui aggrapparsi nel quadro di una situazione politica per il Pd negativa. E’ assolutamente plausibile che i militanti piddini vogliano valorizzare ogni stormir di fronde e sottolineare, anche con gli applausi, qualunque contraddizione nella maggioranza soprattutto se provenienti dalla terza carica dello Stato. E pazienza se si tratta di un gioco delle parti studiato a tavolino nelle ovattate stanza della Casaleggio Associati. In ogni caso sarà il tempo a dire se il Movimento, magari fiaccato da un’esperienza di governo con la Lega non esaltante, si piegherà a un certo punto fino a ripensare la sua linea. Ma non è un problema per l’oggi, Fico o non Fico.

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