Per un pugno di voti

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I Cinquestelle continuano ad attaccare lo ius soli: “Uno squallido calcolo elettorale”, commenta Orfini

Inciucio o meno con la Lega, ormai il Movimento 5 stelle sembra aver finito le giustificazioni per l’annunciata astensione al voto in Senato sulla legge che cambierà il percorso per la cittadinanza. E ora sfiora il ridicolo.

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In un’intervista al quotidiano Libero, che coglie l’occasione per cavalcare la sua guerra contro una legge di civiltà, il vicepresidente della Camera dichiara: “Il motivo per cui abbiamo deciso di astenerci è semplice: è un tema che riguarda tutta l’Europa perché con le regole attuali chi diventa cittadino italiano ha lo status di cittadino Ue“. Il concetto non è molto chiaro; l’Europa dovrebbe occuparsi di riformare le regole per ottenere la cittadinanza italiana? Su questo principio più del 50% delle nostre leggi dovrebbero essere scritte nel Parlamento europeo e non in quello italiano, dato che dell’Europa fa parte il nostro Paese.

Ma la parte più bella forse è questa: “È mai possibile – continua Di Maio – che prima di pensare al lavoro, o a un piano per dare incentivi e sgravi alle imprese che assumono giovani, oppure a un reale sostegno per le famiglie monoreddito con figli a carico, il Pd pensi a far approvare lo ‘ius soli’? Dopo aver perso Alfano, Renzi cerca forse il sostegno dell’ala più a sinistra del Parlamento”.

Nemmeno Caterina Guzzanti quando interpretava la ragazza di Casapau e ripeteva E allora le Foibe? avrebbe pensato di essere superata dal vicepresidente della Camera in comicità. Veramente secondo Di Maio è possibile affrontare solo un tema alla volta? O si risolve la questione della cittadinanza o quella del lavoro e delle famiglie? Non è chiaro all’esponente cinquestelle che le persone che vivono in questo Paese non sono personaggi monodimensionali ma possono allo stesso tempo far parte di una famiglia monoreddito e non veder riconosciuta la propria cittadinanza nonostante vivano dalla nascita in questo Paese?

Questo, credo, faccia la differenza tra un vero politico e chi fa solo populismo senza avere un po’ di lungimiranza in un Paese che ne avrebbe un gran bisogno.

Più semplicemente il M5s si sta appiattendo sempre di più a delle idee già vecchie a delle frasi già diventati luoghi comuni. “Prima gli italiani”, è il succo del pensiero di Di Maio (tra l’altro tutti quei bambini nati in Italia e che studiano qui lo sarebbero già): chi vi ricorda?

A rispondere all’esponente di punta del Movimento il presidente del Pd Matteo Orfini su Facebook: “Oggi Di Maio dice che dovremmo parlare dei disoccupati e non di ius soli. Di lavoro ci occupiamo ogni santo giorno (e non ci limitiamo a parlarne) tanto che grazie alle scelte volute dal Pd 800.000 persone hanno trovato un lavoro. Ma mai accetteremo di mettere in contrapposizione diritto al lavoro e diritto alla cittadinanza. È un modo indecente di ragionare. Ma sapete perché fanno cosi’? Perché pensano che a scimmiottare i leghisti si prendano voti. Che se fai un’intervista a un giornale di destra contro lo ius soli guadagni lo zero virgola nei sondaggi. Uno squallido calcolo elettorale sulla pelle di quei bambini (e non solo)”.

E anche il premier Paolo Gentiloni da Bologna intervistato da Mario Calabresi a La Repubblica delle idee 2017 ha detto: “È arrivato il tempo di poter considerare a tutti gli effetti questi bambini come dei cittadini italiani. Glielo dobbiamo, è un atto di civiltà e mi auguro che il parlamento lo faccia molto presto nelle prossime settimane”.

“Questa legge – ha detto ancora il presidente del Consiglio – non riguarda solo il diritto di questi bambini, ma interessa anche la sicurezza del nostro Paese: la via contro la radicalizzazione non è la costruzione di muri, ma quella del dialogo e l’inclusione”.

Nessun inciucio, nessuna alleanza, continuano a ripetere dal M5s; ultimo in ordine di tempo Beppe Grillo che con un post sul suo blog definisce il ddl “un pastrocchio invotabile”, senza spiegare perché. “Il Movimento 5 Stelle – scrive ancora Grillo – non si fa le pippe pensando alle alleanze, alle cadreghe, alle lobby o alle cooperative. Pensiamo ai problemi delle persone, se chi governa facesse altrettanto oggi non saremmo qui”. Se così fosse, la legge sullo ius soli la voterebbero senza pensarci troppo.


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