Di Maio si sveglia: “Qualcosa non va nell’organizzazione”

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Dopo due giorni di silenzio si riaffaccia il capo del M5S: nessuna autocritica politica, apertura a possibili alleanze

Il silenzio è stato rotto in mattinata con un’uscita sul Blog delle stelle, ma resta il fatto che un vicepresidente del Consiglio, ministro del lavoro e dello Sviluppo economico nonché leader del primo partito in Parlamento, silente per oltre due giorni nel pieno di varie crisi istituzionali e di governo, non si era mai visto. Un mutismo che resta il segno forse finora più evidente della difficoltà profonda in cui versa il M5S.
E che ci sia qualcosa che proprio non va nel “Movimento” lo confermano gli stessi contenuti del post con il quale Luigi Di Maio ha rotto il silenzio, per il quale si potrebbe scomodare il detto, forse abusato ma in questo caso efficace, della montagna che ha partorito un topolino.

Dopo 48 ore il leader dei grillini se l’è cavata con una striminzita dichiarazione di intenti che non ha toccato nessuno dei punti politici che in questi mesi hanno dilaniato vertici e base del Movimento, e dalla quale risulta assente ogni traccia di vera autocritica (per quanto l’intento dell’estensore, con ogni probabilità, fosse di farla sembrare esattamente questo).
L’unica ammissione concessa da Di Maio è quella di una serie di problemi organizzativi da affrontare, come se ad uscire dal pantano bastasse una banale messa a punto.
Non un accenno alle ragioni politiche della debacle in Abruzzo, annunciata del resto da mesi di sondaggi in caduta libera. E nessuna allusione alle sconfitte subite in questi mesi su punti identitari come la Tap, così come è assente ogni accenno all’isolamento sulla Tav, o all’imbarazzo causato dalla contiguità con Salvini. Per non parlare, sempre a proposito di Salvini, dell’impasse sulla decisione se dare o meno il via libera alla richiesta di processo per il ministro sul caso Diciotti.
A quel “qualcosa non va”, al massimo si può ricondurre l’apertura alla possibilità di alleanza con liste civiche in sede locale: sai che svolta.

Un escamotage che può forse spiegarsi con la necessità per la leadership dei Cinquestelle di serrare le truppe (e i seguaci) a poco più di tre mesi da un voto importante come quello delle europee; ma resta il fatto che quei nodi per il momento restano tutti lì sul tavolo, esposti alla vista e al giudizio di chi abbia voglia di vederli.

Quello che resta è dunque l’impressione di uno sbandamento complessivo del Movimento che voleva rivoltare l’Italia come un calzino, di cui lo show di Di Battista ieri sera a Di Martedì è stato un esempio drammatico e insieme grottesco. Un quadro nel quale l’uscita di Di Maio dopo il lungo silenzio appare nient’altro che un modo per prendere tempo, in attesa, forse, che dalle parti della Casaleggio decidano come provare a uscire dal pasticcio in cui quelli di “onestà onestà” si sono cacciati, con nient’altro che le loro stesse mani.

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