Di Maio ‘risolve’ il precariato licenziando i lavoratori

Focus

L’ira degli industriali veneti: “Salvini si opponga, non può continuare a tacere per un barcone in meno”. Il Pd: il Governo ritiri il provvedimento

Il Decreto Di Maio non va né su né giù. Sia dal punto di vista della ‘digeribilità politica’, che dal punto di vista parlamentare. Un nuovo rinvio fa infatti slittare il decreto in Aula e i tempi si allungano. A Montecitorio si comincerà a votare, con o senza fiducia, ancora non si sa, soltanto a metà della prossima settimana. Ma rimane una preoccupazione: i tempi per l’approvazione definitiva. Troppe poche due settimane di discussione e anche se ce la facessero, bisognerebbe davvero correre per arrivare a Palazzo Madama e poi tornare alla Camera prima della pausa estiva. L’urgenza non c’è (più) ma sarebbe un duro colpo – l’ennesimo – per l’immagine di un Ministro che ha puntato tutto su questo provvedimento. E intanto si moltiplicano i casi dei lavoratori che, per effetto del decreto, non vedranno rinnovato il loro contratto: dopo Nestlè anche Poste Italiane ha licenziato quasi 8 mila postini precari. E il malcontento fra gli industriali aumenta. 
A dare il colpo di grazia sui contenuti ci hanno pensato gli imprenditori veneti che hanno bocciato senza riserve il decreto. “Se confermato nella sua impostazione – è l’analisi dei vertici di Assindustria VenetoCentro–, è destinato a incidere in maniera pesantemente negativa sull’occupazione e sulle imprese. Le rigidità che esso introduce, avranno il solo effetto di far perdere le occasioni di lavoro che un’economia sia pure in fragile ripresa sta creando”. Un’analisi che ricorda molto quella fatta da Boeri e dall’Inps e duramente attaccata dai movimentisti al governo. Anche se ora Di Maio cerca di correre ai ripari e promette che questo è solo un testo provvisorio e alcune modifiche arriveranno presto.
Il Presidente padovano Massimo Finco lancia un messaggio forte e chiaro a Salvini: “Io voglio sentire la Lega in Veneto che si oppone a questo decreto che non nominerò per principio, la nostra Lega sa benissimo come la pensa il mondo delle imprese a Nordest e non possono continuare a tacere o a parlare sottovoce in cambio di un tacito accordo sugli sbarchi dei migranti. Continuando così si favorisce il lavoro all’estero”.
Un rischio che non si può correre, per questo il Pd chiede che il decreto venga ritirato e che si possa ricominciare a discutere seriamente. “Eravamo facili profeti quando dicevamo che il decreto Di Maio avrebbe creato disoccupazione e mandato a gambe all’aria molte imprese italiane”, dice la deputata veneta del Pd Alessia Rotta. “Ora il vicepremier chiede di aspettare la fine dei lavori parlamentari per dare giudizi. Ha intenzione di effettuare stravolgimenti al provvedimento o si augura che l’opposizione riesca a cancellare le tracce della sua incompetenza?”.

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