Di Maio fermo sulle gambe: o così o niente

Focus

Continuare ad imporre temi e ministri con una sorta di ultimatum politico non è una strategia che regge, ed ha poco senso

Non si smentisce, Di Maio. Anche in occasione dell’incontro con la stampa estera, ribadisce lo stesso concetto che ha ripetuto più volte ma che non riesce a smuovere niente. Come se non fossero passati 10 giorni dalla elezioni, Di Maio continua ad insistere ed evocare un senso di responsabilità che ha l’odore di inadeguatezza.

“Mi sarei aspettato da tutte le forze politiche un contatto su dei temi. E invece vedo forze politiche discutere al loro interno” dei loro problemi “e questo è un rammarico. Chi vuole mettersi al lavoro per l’Italia si faccia avanti. Non c’è da fare alleanze, c’è da mettere sul piatto le questioni da risolvere”. L’appello è rivolto evidentemente al Partito Democratico che, anche in questa occasione, non viene mai citato (e che ha già ripetutamente risposto che il suo ruolo è stare all’opposizione, come hanno decretato gli elettori).

Di Maio pretende di parlare di temi ma rimane evanescente su tutto: non cita quali sono le priorità, non spiega quale idea di politica estera vorrebbero mettere in pratica, rinnega le alleanze con gli estremismi europei e aspetta. Aspetta che qualcuno gli dica cosa fare e dove andare.

C’è una cosa che Di Maio non capisce o fa finta di non capire: gli mancano un centinaio di deputati per arrivare alla maggioranza alla Camera. Come intende risolvere questa situazione? Incartato fra il nuovo ruolo istituzionale e il vecchio ruolo di capopopolo, Di Maio rimane fermo. Da una parte chiede “responsabilità” e non cede sulla sua premiership, dall’altra continua a dire di voler porre fine a “dinamiche di potere e di poltrone” promettendo presidenze ma non ministeri.

Ma la sua idea di imporre temi e ministri con una sorta di ultimatum politico non regge più e si capisce, ormai, che non ha molto senso. Forse per il Movimento 5 Stelle è arrivato il momento di capire che l’unico modo per contare qualcosa e andare al governo è quello di trattare: la politica è anche questo. E questo, bada bene, non significa tradire i propri elettori o i propri ideali.

Sempre che, e questa è una possibilità che non va trascurata, il gioco del governo si sia dimostrato già troppo impegnativo e non si rimpianga un sicuro posto all’opposizione perché, come ha ripetuto anche in conferenza stampa, “noi continuiamo a crescere”.

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