Processo (per finta) al capopopolo Di Maio

Focus

Il vicepremier rimanda tutto all’online per evitare un’analisi del voto. In questo modo afferma un privilegio di intoccabilità: solo la Rete può criticarlo.

Il voto online su Di Maio è partito stamattina e sulla piattaforma Rousseau si potrà votare fino alle 20. Ma è un ‘tribunale del popolo’ finto, un processo dove la sentenza sembra già scritta da endorsement di peso, come quelli del fondatore del movimento Beppe Grillo e del presidente della potente Casaleggio Associati, Davide Casaleggio.

Per il leader dei 5 Stelle, nonché vice primo ministro, nonché ministro del Lavoro, nonché ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, il voto online è stato più che altro un furbo escamotage per sfuggire a un processo politico che avrebbe potuto essere ben più pesante: quello dei gruppi parlamentari pentastellati e quello dei grillini nei territori. La sconfitta dei grillini è stata così rilevante che un’analisi seria, una disamina del voto attenta non potrebbe che portare a una messa sotto accusa della attuale dirigenza del Movimento, che pure, nei mesi e negli anni passati era riuscita a intercettare una larga fetta di consenso popolare.

Oggi rimandare tutto al voto online è come affermare un privilegio da monarca, una sorta di intoccabilità regia, quasi divina di Di Maio: è la Rete che lo ha nominato, è la Rete che lo può destituire.

Ma come andrà il voto sulla piattaforma grillina?  “Sono convinto che Di Maio verrà confermato nella sua carica”, ha dichiarato questa mattina il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vincenzo Spadafora. Ironizza su twitter il senatore dem Antonio Misiani: “Inizia sulla piattaforma Rousseau il voto ‘per confermare la fiducia a Luigi Di Maio’. Ecco cosa compare a chi vota ‘no'” e posta con ironia l’immagine “Syntax error“.

Dentro al Movimento, non tutti sono allineati. Questa mattina, nella trasmissione Circo Massimo in onda su Radio Capital, la deputata pentastellata Carla Ruocco ha sottolineato come “Il problema è che il Movimento 5 stelle ha sempre detto che anche un doppio incarico fa deconcentrare rispetto all’incarico principale. Qui ce ne sono quattro. Secondo me è più che normale e legittimo, in un momento in cui il Paese è in difficoltà, chiedersi se sia opportuno che una sola persona concentri tutti questi incarichi, anche alla luce di un risultato elettorale che ha visto deluse 6 milioni di persone. Secondo me non lo è”.

Ancora più netta la posizione della senatrice M5S Elena Fattori, che già ieri aveva rimarcato come Di Maio “non è Berlinguer”.  “Se vuoi trasformare un movimento in un partito verticistico – osserva Fattori – devi almeno avere una classe dirigente di fenomeni. Ed è evidente che il M5S questi fenomeni non ce li ha. Il M5S funzionava perché aveva un’intelligenza collettiva. Se vuoi fare il capo e tenerti due ministeri devi essere una cima: lui a 32 anni non aveva l’esperienza e neppure lo spessore”.

E sul voto attraverso la piattaforma Rousseau aggiunge: “Io non voto proprio perché è del tutto inutile. Questo voto è solo un paravento, una trovata comunicata per uscire dall’angolo. Se Luigi voleva fare un passo indietro lo faceva e basta”.  Insomma, “Syntax Error” non è forse solo ironia…

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli