Ma che diavolo c’entrano il terzo figlio e la terra in dono?

Focus

Perché mettere in relazione queste due dimensioni

Purtroppo non era un’esagerazione giornalistica. Quella proposta esiste davvero: l’articolo 49, nei commi 1,2,3, prevede la terra in cambio del terzo figlio. L’articolo comincia proprio cosi: “al fine di favorire la crescita demografica…si riserva il 50% dei terreni demaniali (statali o locali) o incolti come definiti secondo le norme in vigore (quelle che prevedono le facilitazioni per i giovani che vogliono fare gli agricoltori e nell’ambito della così detta banca della terra), ai nuclei familiari con terzo figlio nato negli anni 2019, 2020,2021”.

Quindi metà del patrimonio demaniale assegnabile per favorire l’imprenditoria giovanile in agricoltura, o tramite vendita o tramite affitto, verrebbe invece assegnato gratuitamente ai nuclei familiari che vivono o forse decidono di andare a vivere in ambito rurale per non meno di 20 anni.

La stessa assegnazione a titolo gratuito avverrebbe nei confronti di società costituite da giovani agricoltori qualora, la stessa società riservasse il 30% della quota societaria ai prolifici nuclei famigliari in oggetto. Ai medesimi nuclei verrebbe dato, a tasso zero, un mutuo fino a 200000 euro per l’acquisto della prima casa nei pressi del terreno.

Ecco. La mia prima domanda sincera è: perché?

Ci sono temi serissimi che riguardano le aree rurali, interne e montane come la crescita demografica o anche le questioni legate ai servizi. Lavorare la terra in aree in cui i servizi sono pochi, dove mancano i trasporti, gli uffici postali e le banche sono lontani o non c’è la banda larga è faticoso. Le terre abbandonate, come vediamo anche in queste settimane, significano anche mancanza di cura e si trasformano in tragedie davanti a fenomeni meteorologici sempre più violenti. Non c’è dubbio che bisogna pensare a strumenti per far tornare o per far trasferire le persone a vivere in queste aree. È importante supportare uomini, donne e famiglie che restano o che scelgono di tornare a coltivare la terra.

Cosi come sono serie le difficoltà dei giovani che decidono di iniziare una nuova attività agricola. Servono credito, macchinari, mercati, semplificazione. Anche per questo sono state attivate delle misure per provare a incentivare, aiutare e sostenere. Lo hanno fatto differenti governi, lo hanno fatto Regioni con norme anche importati, come la Toscana e il Piemonte.

Ma cosa diavolo c’entrano il terzo figlio e la terra in dono? Perché mettere in relazione queste due dimensioni, quella che ci raccontano alcuni documentari dell’Istituto Luce della vita nelle campagne prima della guerra? Le donne in quelle aree non stavano benissimo ed erano per lo più destinate a fare figli, tanti e possibilmente maschi, perché nelle campagne servivano braccia. È la storia di buona parte del nostro Paese, fatta di fatica e di stenti. Fatevi un approfondimento normativo sui concetti di agricoltura familiare e di agricoltura contadina Fatevi un approfondimento anche sul concetto di sviluppo rurale e scoprirete che in questi anni, forse anche qualche decennio, con le risorse dello sviluppo rurale sono state fatte cose molto importanti nelle aree più complicate. Certo non è mai abbastanza e si può sempre migliorare.

Parlateci con i giovani che hanno deciso di restare o di tornare, magari a ricostruire muretti distrutti e coltivare olivi, seminativi, allevare capi che si stavano estinguendo, recuperando biodiversità. Io stessa ho avuto modo di ascoltare molte di queste storie anche poche settimane fa a Pontremoli.

E con le donne in agricoltura ci avete parlato? Quelle donne che qualche volta hanno le unghie rovinate, ma sappiatelo, spesso hanno una laurea o anche due e quel lavoro lo hanno scelto ostinatamente, spesso arrampicandosi tra mille difficoltà.

Vi racconteranno della fatica, dei problemi, della rabbia per la burocrazia, per la rete che non va e rende più difficile tutto. Ma vi racconteranno anche di come sono riuscite nelle loro imprese, del perché fanno biologico, di come provano a fare rete e del significato che ha per loro l’agricoltura sociale.

Ci sarebbero moltissime cose da fare ancora. Molte. Su alcune ci stiamo anche lavorando in piccole proposte di legge.

E invece, avete pensato al terzo figlio in cambio della terra. Che idea di società e anche di sviluppo rurale avete in quel Governo? Che idea delle donne? Quella del Senatore Pillon o del Ministro Fontana?

Noi intanto cosa si può fare ve lo abbiamo scritto in un emendamento che prova a cancellare questa vergogna ed a mettere in fila ciò che servirebbe davvero. Molte altre cose ve le stanno dicendo le donne italiane. Ve lo hanno detto riempiendo le piazze del Paese contro il ddl Pillon e ve lo ripeteranno in tante attraversando Roma il 24 novembre.

 

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