Di Battista vuole prendersi il M5s. Ma i grillini non vogliono la crisi

Focus

I parlamentari grillini spaventati dalle mosse di Dibba. Sanno che con un ritorno alle urne molti di loro rimarrebbero senza poltrona

Per la serie a volte ritornano, ecco di nuovo Alessandro Di Battista protagonista. Il suo protagonismo negli ultimi mesi è stato altalenante, con lunghi periodi di silenzio, campagne elettorali (in Abruzzo nel mese di gennaio ci si è quasi trasferito) da protagonista, video in cui annunciava la nuova passione della sua vita: la falegnameria e ancora lunghi silenzi. Adesso sembra definitivamente tornato, e all’interno del M5s non è che la stiano prendendo benissimo.

Ha scritto un pamphlet in cui attacca tutti – d’altronde attaccare avversari e adesso anche amici politici è la cosa che gli riesce meglio – suscitando parecchie polemiche. E’ poi è tornato in tv, con lo sguardo affranto e quel modo di parlare contrito in cui sostiene la tesi che i cinque stelle sono “brave persone”. Suscitando reazioni come quella di Lilli Gruber che gli ha replicato: “Se siete ingenui come dice non vi candidate a governare. Studiate prima, poi forse andate al governo”.

Ma oltre qualche bordata a Di Maio e ai suoi compagni di partito – burocrati richiusi 18 ore nei ministeri, impauriti dall’alleato leghista di Governo che è in realtà uno schiavo del potere – è al leader leghista che Di Battista rivolge le sue principali attenzioni. La tattica sembra chiara, indispettire Salvini a tal punto da fargli dire basta. Tattica che non piace ai parlamentari del M5s, che non vorrebbero perdere la loro poltrona. Ma Dibba, dopo aver annunciato che in caso di voto si candiderebbe, rassicura tutti, in primis l’amico/avversario Di Maio: “Se il governo dovesse cadere, da qui al 15 luglio, chiederei di non considerare questa legislatura”.

Il cambio di linea di Alessandro Di Battista

Messaggio chiaro: non vi preoccupate sarete candidati nuovamente. La realtà è che i parlamentari M5s, in gran lunga vicini a Di Maio, non hanno nessuna intenzione di andare a votare. Le Europee hanno dimostrato che la presenza grillina in un nuovo Parlamento sarebbe più che dimezzata, e Di Maio non vuole perdere lo scettro. Sì perché tra falsi sorrisi, battute, strette di mano e qualche bordata all’interno del M5s si sta giocando la partita per la leadership. Alessandro Di Battista ha capito che questo potrebbe essere il suo momento.

Di Maio indebolito

La figura di Luigi Di Maio è indebolita, anche se può contare sulla maggioranza dei gruppi parlamentari M5s, e Roberto Fico oltre a qualche presa di posizione per rifarsi una reputazione di “uomo di sinistra” è silente. C’è un vuoto all’interno del M5s e le entrate a gamba tesa di Di Battista sembrano suggerire che è proprio lui che vorrebbe coprirlo. Una vera e propria guerra di potere in cui l’attuale leader può contare sui numeri parlamentari e il movimentista può contare sull’appoggio dei grillini della prima ora, quei militanti che nonostante le difese social sono spiazzati dalle decisioni di governo.

I Parlamentari M5s in subbuglio

Il governo appunto, farlo cadere non sarà facile. Nonostante le promesse di Dibba di ricandidatura molti sanno che non faranno parte del prossimo Parlamento. Nei corridoi della Camera e del Senato i cronisti parlamentari raccontano di un coro unanime di critiche “vuole fare la rivoluzione, ma non si fa da casa, scrivendo libri. Si fa scendendo in piazza”, “sfrutta l’immagine del Movimento per fare soldi”, “non ha voluto candidarsi alle Europee e non è voluto entrare a far parte del gruppo dirigenziale”. Queste voci raccolte nei corridoi mostrano l’umore dei parlamentari M5s verso Di Battista. Sanno che la legislatura non arriverà a termine naturale e sanno che molti di loro una volta conclusasi si ritroverà disoccupato. Adesso i tre leader cercheranno appoggi, anche se Fico è sempre più marginale, ma difficilmente i parlamentari M5s sfiduceranno il governo. Le poltrone da parlamentari sono comode e a nessuno va di lasciarle per seguire il redivivo Di Battista. Una cosa è certa: la guerra intestina continuerà, ma sapere chi ne uscirà vincitore è quasi impossibile. Nel frattempo i sondaggi li danno ulteriormente in calo.

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