Indietro tutta! La Diciotti spacca Lega e M5s

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Salvini in lettera al Corriere Della Sera chiede di non essere processato

Il caso della Diciotti, la nave militare italiana che lo scorso agosto Salvini costrinse a rimanere nel porto di Catania per giorni senza far sbarcare nessuno dei 190 migranti che si trovavano a bordo sta dilaniando il governo.

Nella lettera che il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha scritto al Corriere della Sera per difendersi dalle accuse di sequestro di persona e abuso di ufficio e chiedere di non esssere processato viene certificata un’inversione a U semplicemente plateale.

Salvini nella lettera non rinnega le decisioni prese sulla nave Diciotti e spiega di aver agito per “la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante” e per “il perseguimento di un preminente interesse pubblico”, chiedendo quindi al Senato di negare l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Viene da chiedersi che fine abbia fatto il Salvini gradasso che in più di un occasione aveva detto con fierezza sono qui, processatemi pure.

“Non rinnego nulla – prosegue Salvini – e non fuggo dalle mie responsabilità di ministro. Sono convinto di aver agito sempre nell’interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato. Rifarei tutto. E non mollo”.

Ma a questo punto il leader della Lega ricorre ai distinguo: “Mi accusano di aver violato la legge imponendo lo stop allo sbarco, in virtù del mio ruolo di ministro dell’Interno. In altre parole, è una decisione che non sarebbe stata possibile se non avessi rivestito il ruolo di responsabile del Viminale”.

Sia chiaro, gli fa eco la Lega: far finire alla sbarra il nostro leader equivale a processare tutto il governo. Una posizione che viene messa nero su bianco con una nota dei due capigruppo di Senato e Camera, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. “Processare chi, nell’esercizio delle sue funzioni di ministro dell’Interno, ha contemporaneamente agito nel pieno rispetto delle leggi e della Costituzione e ottemperato al mandato ricevuto dagli elettori, significa inequivocabilmente tentare di processare il governo”.

E i Cinquestelle che faranno? “I 5 stelle decidano con coscienza, non impongo nulla a nessuno, io non ho bisogno di aiutini” dice Salvini. Per i pentastellati il timore è di pagare un conto salatissimo. Il M5S zoppica già da tempo nei consensi e la vicenda migranti potrebbe far implodere l’equilibrio, sempre precario, di governo.

Luigi Di Maio aveva detto: il M5S voterà sì alla richiesta di autorizzazione a procedere contro il ministro dell’Interno. Chiaro con l’elettorato ma anche con l’alleato di governo, al quale ha spiegato che votare contro ogni forma di immunità è una regola aurea dei 5 Stelle. Ma ora in gioco c’è la stessa tenuta dei gialloverdi.

E parlare di imbarazzo è un eufemismo per i pentastellati che stanno mettendo in dubbio la linea finora sempre seguita del sì all’autorizzazione a procedere: “E’ evidente – dice a Radio Anch’io il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano – che Salvini abbia cambiato idea o almeno il suo avvocato. Noi M5s lavoriamo con coerenza e abbiamo sempre dato l’autorizzazione a procedere”, detto questo “Conte e Di Maio hanno detto chiaramente che sono dispostissimi a farsi processare insieme, credo che debbano essere parte del processo perchè sono scelte collegiali di tutto governo”. Stessa linea dal ministro Danilo Toninelli: sul caso Diciotti, “abbiamo preso insieme, io, lui, il presidente del Consiglio e l’intero governo italiano del cambiamento la decisione: se processano Salvini, devono processare anche me e tutto il governo”.

“Io adesso – dice invece ad Agorà il parlamentare M5s Emilio Carelli – non so se voteremo sì o no, perché le cose son cambiate in queste ultime ore”.

Lo snodo è cruciale. Da una parte la necessità di salvaguardare il governo, dall’altra l’esigenza di non tradire i valori fondanti.  E qualcuno pensa con nostalgia agli esordi del M5s quando, con una votazione on line, si prendevano le decisioni.

 

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