Giustizialisti a partiti alterni

Focus

Dopo l’attacco di ieri di Salvini contro la magistratura e la marcia indietro (indotta) di oggi il governo archivia con un non è successo niente l’episodio

L’hanno chiusa con un “non è successo niente”. Salvini ha fatto marcia indietro, Di Maio si è vantato di aver convinto il collega vicepremier a non attaccare i magistrati e Bonafede ha precisato che il suo non è stato un attacco al ministro dell’Interno. Bene così allora, da domani Salvini potrà continuare a screditare i poteri dello stato e il M5s potrà tornare a sventolare la bandiera del giustizialismo.

E’ quanto vogliono farci credere gli attori in ballo, che in meno di ventiquattro ore hanno coperto e archiviato le parole pesantissime del leader leghista nei confronti della magistratura, attacco che non è stato il primo e temiamo non sia nemmeno l’ultimo.

E’ bastato un incontro notturno tra i due leader, una dichiarazione di Salvini a Cernobbio: “Aspetto con grande rispetto, celerità e curiosità le sentenze e i giudizi che mi riguardano. E siccome non sono sopra la legge, sono disposto ad andare a Palermo a piedi per spiegare come e perché sto combattendo l’immigrazione clandestina”.

Vicenda archiviata con Salvini nella parte del ragazzo discolo e Di Maio nella parte del saggio che lo porta a più miti consigli. Il tutto con un ministro della Giustizia che invece di richiamare con forza il collega, precisa che la sua timida dichiarazione: “Non si può pensare di far tornare l’Italia alla Seconda Repubblica” non è un attacco al vicepremier, ma solamente una sacrosanta precisazione.

Le parole di Bonafede hanno provocato la reazione del Pd che con il capogruppo in Senato Andrea Marcucci attacca: “Sapete quale è il colmo per un ministro della giustizia? Sostenere che da #Salvini sono venute parole di rispetto per la magistratura. Bonafede, dopo giorni di mutismo, è riuscito a dirlo. È davvero stupefacente la #doppiamorale del M5S. #malafede”.

Ora immaginiamo se fosse stato un ministro dei governi Renzi o Gentiloni a fare tali dichiarazioni (cosa ovviamente mai accaduta), quale sarebbe stata la reazione dei grillini. Social invasi da video, convocazioni di piazze, l’hastag #golpe trend topic e così via.

Sì perché Di Maio e compagnia hanno una concezione dell’onestà e del giustizialismo alquanto bizzarra. Se un avversario politico è indagato deve dimettersi, se uno del M5s o alleati è indagato o imputato si aspetta il terzo grado di giudizio (atteggiamento sacrosanto sempre).

Le parole di Salvini nei confronti dei magistrati sono gravissime, ma tutto è stato archiviato come incidente di percorso. Questo è il metodo M5s, giustizialisti a partiti alterni. Ma forse ha ragione il deputato Pd Giachetti che ironicamente chiede ai grillini dove sono adesso, la risposta è ovvia: al potere.

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