Ancora una scontro nella maggioranza

Focus

Di Maio attacca, senza nominarlo, Alberto Brambilla che boccia la proposta presentata dai gialloverdi sul taglio delle pensioni d’oro

La maggioranza si è incartata sul taglio delle pensioni d’oro. La proposta depositato alla Camera il 6 agosto scorso dai capigruppo di Lega e Cinque Stelle Molinari-D’Uva è stata bocciata da uno studio di Itinerari Previdenziali a cura (tra gli altri) di Alberto Brambilla, no degli uomini più vicini a Matteo Salvini in materia di previdenza.

Lo studio (si può leggere qui) smonta in toto la proposta gialloverde che “può presentare una lesione della certezza
del diritto e profili di incostituzionalità”.

La reazione di Di Maio

Questo studio non poteva che suscitare la reazione immediata di Luigi Di Maio che dal Cairo ammonisce: “Non voglio entrare in uno scontro. Abbiamo scritto che vogliamo tagliare le pensioni d’oro: se qualcuno vuol dire che il contratto non si deve attuare lo dica chiaramente, altrimenti si va avanti.  Sia chiaro – ha aggiunto – che agiamo su persone che prendono dai 4 mila euro netti in su, se non hanno versato i contributi. Si stanno trattando queste persone come disperati che adesso dobbiamo andare a salvare”.

Le rassicurazioni di Borghi

Immediatamente arrivano le rassicurazione del leghista Claudio Borghi che precisa: “La proposta di legge presentata alla Camera, sottoscritta dai capigruppo Lega e M5s, è ovviamente modificabile in Parlamento in modo trasparente. Ad esempio credo si possa correggere il tetto passando dall’intervento dai 4mila euro, ai 5mila, come previsto dal contratto. Inoltre credo si debba rimodulare le modalità dell’intervento sulle pensioni di chi ha versato i contributi corrispondenti”. Una precisazione che da una parte rassicura i cinquestelle, ma dall’altra fa capire che il tema dentro la Lega c’è.

Di Maio e la favola dei poteri forti contro il governo

Sempre dal Cairo il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro ha parlato ancora degli attacchi speculativi contro il governo: “Se dovesse esserci un attacco speculativo sarà per ragioni politiche perché sulle ragioni economiche del nostro Paese non solo siamo molto tranquilli ma da settembre presenteremo un piano delle riforme, che va dalla sburocratizzazione agli investimenti alla riforma fiscale, al reddito di cittadinanza, che è la nostra road map per far crescere l’economia. Saranno le riforme con cui accompagneremo la legge di bilancio”. Un mettere le mani avanti consapevole che i mercati non credono alle tante giravolte del governo gialloverde. C’è poi il tema dei fondi, Tria ha già smentito Di Maio sullo sforamento del 3%, ma il vicepremier continua sulla strada delle promesse irrealizzabili.

 

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