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Di Maio alla costante ricerca di un nemico. Il turno di Confindustria

Da quando è nato il M5s ha sempre cercato un nemico: i partiti, i poteri forti, i banchieri, la stampa e potremmo continuare per molto. Chi si aspettava che una volta al governo questo schema cambiasse è rimasto terribilmente deluso. Sin da subito il capo politico Luigi Di Maio ha cercato un nemico contro cui poter aizzare i suoi sostenitori. In questi giorni lo scontro è stato ancor più acceso.

Il Decreto dignità ha molte falle, e Di Maio ha deciso di nasconderle sotto la propaganda dei nemici del cambiamento. Inizialmente gli strali del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico si sono concentrati sull’Inps e sul suo presidente. La colpa? Aver realizzato una relazione tecnica allegata al provvedimento in cui evidenzia che con lo stesso si avrebbe la conseguenza di ottomila posti di lavoro in meno all’anno. Inaccettabile per Di Maio, che quindi ha iniziato a invocare i poteri forti, le manine magiche che a sua insaputa hanno allegato la tabella e quant’altro.

Oggi il nemico è un altro: Confindustria. Infatti l’associazione degli industriali italiani, con la direttrice generale Marcella Panucci, in audizione alla Camera alle commissioni riunite Finanze e Lavoro, ha non solo confermato le stime dell’Inps, ma addirittura sostiene che genererà “potenziali effetti negativi sull’occupazione oltre quelli stimati nella Relazione tecnica al decreto (quella contestata da Di Maio, in cui si fa riferimento a un abbassamento della durata da 36 a 24 mesi)”.

Secondo Confindustria, il testo “pur perseguendo obiettivi condivisibili” rende “più incerto e imprevedibile il quadro delle regole” per le imprese “disincentivando gli investimenti e limitando la crescita”. Per gli imprenditori la stretta sui contratti “parte da presupposti sbagliati” e non tiene “in considerazione i dati effettivi degli ultimi anni. C’è il presupposto di aumento eccessivo della precarietà. Noi condividiamo la lotta agli abusi, ma nel decreto ci sono misure eccessive rispetto all’obiettivo. I dati non mostrano un aumento della precarietà. La migliore strada è agire sul costo del contratto a tempo indeterminato, con una riduzione netta del costo del lavoro”.

Tali parole non potevano suscitare le ire di Luigi Di Maio che sul suo account Facebook addita Confindustria di fare “terrorismo psicologico per impedirci di cambiare. Sono gli stessi che gridavano alla catastrofe se avesse vinto il no al Referendum, poi sappiamo come è finita. Sappiamo come finirà anche in questo caso”. Dunque un nuovo nemico da offrire in pasto ai suoi seguaci sui social, anche per oggi la missione è compiuta: nascondere l’incapacità e l’inattività dietro i poteri forti contrari al cambiamento.

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